L’accelerata di Mario Calabresi sulla candidatura a sindaco alla vigilia della Festa Pd ha innervosito Elly Schlein, che giorni fa ha reagito con freddezza («è presto, prima il programma poi i nomi») e imposto che alla kermesse partita ieri al Corvetto (il giornalista parteciperà il 12) vada in onda il match sulle primarie e i leader si inizino a schierare. Si fa festa ma non troppo quindi...Beppe Sala ieri all’inaugurazione ha provato infaiti a prendere tempo, gettando la palla avanti: «Mentre sulle Politiche non abbiamo una data, sulle Comunali abbiamo una finestra, dal 15 aprile al 15 giugno» ha detto il sindaco. Quindi si parte da questo timing per stimare che «le primarie potrebbero tenersi tra gennaio e febbraio» e i partiti «cercheranno tra di loro un confronto per vedere se c’è una candidatura condivisa in questa fase». Dopodiché «se non sarà possibile arriviamo alle primarie. Che nn devono essere considerate nè un dogma nè un tabù. Ora sembrano l’unico motivo di discussione come se fossero domani o tra un mese» ma non è così e quindi Sala invita a concentrarsi - come Schlein - sui programmmi.
«Siamo a 8 mesi dal voto, è tanta roba». Se Calabresi possa essere il nome che unisce non si esprime, ribadisce che non commenterà e non prenderà posizione sui singoli nomi. Ma «tutti i sondaggi sono positivi, per questo dobbiamo gestire bene il percorso». Evitando - sottinteso - di accentuare lo scontro. È «chiaro che Calabresi è uscito con largo anticipo, d’altra parte è conseguente alla sua volontà espressa di cambiare vita». Per quanto riguarda la coalizione, a Milano «il tentativo di allargare il campo il più possibile non è sbagliato però bisogna trovare un accordo sui punti più divisivi». E ne sa qualcosa, dalla vendita di San Siro allo sviluppo urbanistico. «Questo è il momento di confrontarci e capire se sulle differenze si trova un senso. Mai visto fare le primarie 8 mesi prima».
L’ex sindaco Albertini ha sostenuto che potrebbe votare Calabresi. L’endorsement del centrodestra a nomi di sinistra «certamente non gli fa bene, l’elettore di sinistra non prende bene queste cose». Anche Azione «oggi è meglio che non ci metta il cappello sui candidati perché automaticamente li mette subito in condizioni di dover chiarire cose che sono difficili da chiarire». Però «è normale che a Milano ci sia un tentativo di tenere Azione in coalizione, sono stati come me per un lungo periodo».
Nel dibattito sul palco con il capigruppo dei senatori Pd Francesco Boccia, Sala ha lanciato la palla (ancora) più avanti. «La Lombardia è riconquistabile». E fa una scelta di campo, pensando al futuro in politica (probabilmente da candidato in Senato): «Alle primarie nazionali voterei Elly Schlein. E penso che prenderò la tessera del Pd».
Sulle primarie Boccia precisa che «Sono nel dna del Pd. Dopo 10 anni di Sala siamo in un’altra fase, se su un programma condiviso le forze politiche decidono che c’è un nome che mette d’accordo tutti sarebbero superflue. Altrimenti, fissati i punti fermi saranno inevitabili».
Checchè ne dica Sala, il match sui gazebo è già acceso e non è aria che gli altro facciano un passo indietro per favorire un’intesa su Calabresi. Il capogruppo regionale del Pd Pierfrancesco Majorino, ieri alla Festa, è pronto a scendere in campo. La vicesindaco dem Anna Scavuzzo ieri ha ribadito che la strada resta quella dei gazebo: «Mi sembra che in questo momento l’alternativa non metta d’accordo nessuno quindi per me non è cambiato nulla, io sono in campo». Il segretario del Pd Milano Alessandro Capelli ieri alla festa Pd ha evitato di parlare del caso Calabresi. E intanto, stanco forse dell’attendismo dei dem, il segretario della Cgil Milano, Luca Stanzione, ha convocato lunedì un vertice con i segretari di sinistra per stringere sulle Comunali. Due sere fa, dopo che il coordinatore regionale dei 5 Stelle Dario Violi, a proposito di Calabresi, ha ribadito che sulla scelta del nome sarà «dirimente la discontinuità» ha risposto colpo su colpo. Parole «non solo stucchevoli ma anche un filo arroganti - ha commentato Sala - È Milano ad oggi a essere in discontinuità nei confronti dei 5 Stelle, hanno preso il 2%. Sarei più prudente. Io mi sono fatto un mazzo così, non farò svilire il mio lavoro e di fronte ad attacchi generici».
