Ilaria Salis è attesa domani in Aula per il processo d’Appello che la vede protagonista nella causa intentata dai suoi ex collaboratori, a loro dire allontanati illegittimamente. Hanno già ottenuto una vittoria in primo grado, contro la quale l’europarlamentare ha fatto ricorso, e ora inizierà la seconda tranche del procedimento. Ma Salis, alla vigilia dell’udienza, vuole già difendersi e, sentita dall’Ansa, sostiene che lavorare con loro era diventato “impossibile” già dopo pochi mesi e il rapporto di fiducia “si è sgretolato” anche perché “cercavano di orientare risorse pubbliche per i loro interessi”.
Un’accusa gravissima da parte dell’europarlamentare, secondo la quale quando ha deciso di interrompere la loro collaborazione, “mi hanno detto che avrebbero fatto tutto quello che potevano per distruggermi”. È la prima volta che Salis parla in questi termini del procedimento, nei mesi precedenti aveva sostenuto altre tesi e giustificazioni accessorie al mancato rapporto di fiducia che avrebbe poi determinato l’interruzione del rapporto. Per l’europarlamentare, i due ex collaboratori da lei scelti e portati a Bruxelles, “utilizzavano il mio mandato come una risorsa loro invece che un’attività a beneficio di chi mi aveva eletto” e parla di una “vicenda molto dolorosa” e definendo “bugie, illazioni e diffamazioni” tutto ciò che è contenuto in un documento anonimo firmato ‘ex lavoratori/e di Ilaria Salis in cui si parla di “clima tossico” e “mobbing quotidiano” diffuso in rete.
I due hanno ottenuto in primo grado un risarcimento di 300.000 euro, che l’europarlamentare non ritiene di dover versare nei loro confronti anche perché, dice, quel grado del giudizio si è concluso “senza poter portare le mie ragioni in aula visto che il ricorso era stato notificato erroneamente con la procedura riservata agli irreperibili, cosa che io evidentemente non sono”. Ora che sta per affrontare il secondo grado, Salis si dice “serena e fiduciosa” perché “molto sicura delle mie ragioni”. Nelle scorse settimane aveva fatto scalpore il congelamento del conto corrente dell’eurodeputata a fronte del mancato pagamento di 7.000 euro di spese legali legate al primo grado ma, spiega oggi, “è stato sbloccato poi dopo due giorni, quando ho versato quei soldi. E, di nuovo, mi chiedo come mai non siano state rispettate anche in quel caso le normali regole per le notifiche”.
