Caso Esposito, il Csm sventa il soccorso rosso

I consiglieri progressisti non la spuntano: no all'archiviazione. Sì della Commissione giustizia in Senato alla legge anti toghe chiacchierone

Caso Esposito, il Csm sventa il soccorso rosso

Roma - Mentre in Parlamento passa la cosiddetta norma «anti-Esposito» contro i giudici chiacchieroni come il presidente della sezione feriale della Cassazione che il primo agosto ha condannato Silvio Berlusconi per i diritti Mediaset, al Csm c'è ancora qualcuno che cerca in ogni modo di salvarlo. Sono i consiglieri di sinistra a voler mandare in archivio la pratica che la prima commissione ha aperto per la famosa intervista al Mattino in cuiEsposito spiega, subito dopo la condanna e prima che fossero note le motivazioni, perché il Cavaliere era stato ritenuto responsabile di frode fiscale.

Un'intervista che se la misura - prevista dal disegno di legge presentato a inizio legislatura (e dunque in tempi non sospetti) da Francesco Nitto Palma e approvato ieri dalla Commissione Giustizia del Senato - fosse stata già in vigore, avrebbe fatto scattare un'azione disciplinare nei confronti del suo autore. Il testo è passato con i voti di Pdl, Lega, Gal e Scelta Civica-Udc. Hanno votato no il Pd e il M5S, che annuncia battaglia in aula. Con questo disegno di legge, che la Anm considera una «grave limitazione della libertà di espressione dei magistrati», diventa un illecito disciplinare «rendere dichiarazioni che per il contesto in cui sono rese rivelano l'assenza dell'indipendenza, della terzietà e dell'imparzialità richieste per il corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali». Insomma, Esposito non avrebbe avuto scampo per quel colloquio con l'amico giornalista, da lui stesso contattato, poi finito sulle pagine del quotidiano partenopeo con le anticipazioni delle motivazioni della sentenza Mediaset. Al grillino Enrico Cappelletti che attacca la «nuova legge vergogna contro la magistratura», il presidente della Commissione Giustizia del Senato Nitto Palma ricorda che «l'intervento normativo di tipo disciplinare sulle dichiarazioni fuori misura rese dai magistrati era stato auspicato dal Csm e dallo stesso presidente della Repubblica».

A Palazzo dei Marescialli, però, la sinistra non molla. Esposito va salvato a tutti i costi, nessuna incompatibilità per lui, le sue esternazioni sono state tutt'al più «inopportune». La richiesta di archiviare il caso stoppando un'eventuale procedura di trasferimento d'ufficio è stata avanzata dai togati di Area, Paolo Carfì e Francesco Vigorito, e dal laico del Pd Glauco Giostra, che non avrebbero neppure voluto aprire un'istruttoria contro Esposito ritenendo inutile anche l'acquisizione della trascrizione dell'intervista. L'istruttoria, invece ci sarà, e questo grazie al voto contrario del laico del Pdl Annibale Marini, del togato di Magistratura indipendente Antonello Racanelli e del relatore di Unicost Mariano Sciacca. I togati di Area ieri hanno anche chiesto al plenum un intervento a tutela dei magistrati, in particolare quelli di Md, attaccati dopo la sentenza Berlusconi.