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Caso Ranucci, pure Travaglio tira in ballo Falcone. È polemica

Per il direttore del Fatto, il giudice ucciso dalla mafia “lavorava solo nel governo con Giulio Andreotti”. Maria Falcone: “Indegno”

Il Fatto Quotidiano, cade il tabù dei fondi pubblici

Dopo il post del conduttore di Report, un nuovo episodio che tira in ballo il nome di Falcone sul caso di Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci. A destare polemica le ultime dichiarazioni del direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio che, nella sua consueta rubrica del lunedì “Ma mi faccia il piacere” (in cui riprende le dichiarazioni a suo dire scorrette, rispondendo in modo pungente), ha commentato la dichiarazione comparsa sul Foglio: “Parlano Violante, Grasso e Ayala: ‘Falcone non avrebbe cenato con Lavitola”, arrivando a dire che “Lavorava solo nel governo con Giulio Andreotti”, svilendo totalmente la genialità e l’importanza del giudice Giovanni Falcone. Immediato lo sdegno che arriva dalla sorella del giudice, Maria Falcone, che definisce “indegno Travaglio su mio fratello. Quando, nel 1991, Giovanni accettò l’incarico di Direttore generale degli Affari penali al ministero della Giustizia, non lasciò Palermo per avvicinarsi alla politica: fu Palermo, in qualche modo, a costringerlo ad andare via. Era stato progressivamente isolato, delegittimato e ostacolato oltreché per timori delle loro più diverse amicizie e connivenze anche per una certa ampia invidia, proprio mentre conduceva la battaglia piu’ difficile contro Cosa nostra. A delegittimarlo contribuirono una certa politica, un cattivo giornalismo che anche allora come ora preferiva il sospetto alla verità dei fatti e, dolorosamente, anche una parte della stessa magistratura e diversi suoi colleghi. Giovanni non abbandonò la lotta alla mafia: la portò nel cuore dello Stato”.

E dalla presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo: “Sono stata in silenzio fino a oggi, ma adesso basta, si è raggiunto il limite”, scrive sul proprio account X dopo non aver mai proferito parola sul caso che vede Sigfrido Ranucci come amico fraterno del mandante della bomba sotto casa sua dell’ottobre dello scorso anno. Per poi aggiungere: “Ma davvero si può permettere al ‘più puro tra i direttori di un giornale’ di insultare Falcone e la sua memoria in maniera così spudorata, solo per difendere un sodale giornalista utilizzando, tra l’altro, il suo stesso metodo?

Non perdo tempo nemmeno ad entrare nel merito. Travaglio chieda scusa immediatamente”. In questo caso non c’è satira che tenga, e nemmeno la strenua difesa del conduttore di Report, che già la scorsa settimana si era indebitamente e impropriamente paragonato a due giganti come Falcone e Borsellino.

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