Stop (graduale) al finanziamento pubblico ai partiti

Il ddl prevede che il finanziamento pubblico venga ridotto in tre anni. Le uniche concessioni: destinazione volontaria del 2 per mille e spazi gratuiti anche in televisione

Stop (graduale) al finanziamento pubblico ai partiti

Il governo mette la parola "fine" al finanziamento pubblico dei partiti. Questa mattina il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge per l’abolizione del finanziamento pubblico e per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai partiti politici. "È un risultato importante", ha commentato il presidente del Consiglio Enrico Letta confidando nel fatto che "il parlamento lo approvi rapidamente". Il disegno di legge prevede, inoltre, nuove regole volte ad assicurare il tasso di democrazia interna, la trasparenza dei partiti e i controlli sulle relative spese.

Contribiti dei partiti

Al posto del finanziamento pubblico entrerà in funzione un nuovo sistema che si fonderà sulla contribuzione volontaria da parte dei privati e che si potrà effettuare attraverso le detrazioni e il due per mille. "È un passo importante, abbiamo mantenuto questa promessa - ha spiegato il premier - passiamo oggi al sistema dei contributi volontari con incentivazione fiscale. Questo sistema avrà bisogno del tempo prima di mettersi in azione". Secondo Letta, il ddl serve a ridare "credibilità" alla classe politica. "Sono sicuro e convinto che tutte le forze politiche siano impegnate all’approvazione del disegno di legge", ha continuato il premier sottolineando "la coesione politica della maggioranza".

Chi potrà accedere al nuovo sistema

Possono essere ammessi ad ottenere il finanziamento privato in regime fiscale agevolato i partiti politici che abbiano conseguito, nell’ultima consultazione elettorale, almeno un rappresentante eletto alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica o in un’assemblea regionale, o che abbiano presentato, nella stessa consultazione elettorale, candidati in almeno tre circoscrizioni per le elezioni per il rinnovo della Camera o in almeno tre del Senato o delle assemblee regionali, o in almeno una circoscrizione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia.

Le detrazioni

Le erogazioni liberali in denaro, effettuate dalle persone fisiche in favore dei partiti politici, avranno dall’imposta lorda una detrazione pari: o al 52% per importi compresi fra 50 euro e 5mila euro euro annui; o al 26% (stessa percentuale di detrazione riservata per erogazioni alle Onlus) per importi tra i 5.001 e i 20mila euro.

Il due per mille

Il cittadino sceglie a chi dare i soldi I partiti politici che abbiano conseguito nell’ultima consultazione elettorale almeno un rappresentante eletto alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica potranno essere ammessi alla ripartizione annuale del due per mille della propria imposta sul reddito (Ire). Una decisione che assumerà il contribuente, sempre a decorrere dall’anno finanziario 2014, in fase di dichiarazione dei redditi mediante la compilazione di una scheda recante l’elenco dei soggetti aventi diritto.

Le norme transitorie

Il sistema di regolamentazione della contribuzione volontaria ai partiti politici prenderà avvio nel 2014, ma andrà a regime nel 2016. Solo a giugno 2015 gli italiani saranno infatti chiamati a dichiarare i propri redditi relativi al 2014. A quel punto saranno necessari altri mesi per permettere all’Erario di stabilire l’ammontare esatto della quota del due per mille da destinare a ciascun partito politico. Fino a tale momento, e quindi in via transitoria, a tutti i partiti è riconosciuto il taglio: del 40% nel primo esercizio successivo a quello dell’entrata in vigore del disegno di legge; del 50 per cento nel secondo esercizio successivo a quello dell’entrata in vigore del disegno di legge; del 60% nel terzo esercizio successivo a quello dell’entrata in vigore del disegno di legge. Con il quarto esercizio finanziario successivo a quello dell’entrata in vigore del disegno di legge il finanziamento cessa.

Più trasparenza

Per ottenere i contributi volontari, i partiti politici dovranno organizzarsi secondo requisiti minimi idonei a garantire la democrazia interna. Dovranno altresì assicurare la trasparenza e l’accesso a tutte informazioni relative al proprio funzionamento, anche mediante la realizzazione di un sito internet, completo nelle informazioni, chiaro nel linguaggio, facile nella consultazione. Su questo sito dovrà essere pubblicato il rendiconto di esercizio corredato dalla relazione sulla gestione e dalla nota integrativa, nonché il verbale di approvazione del rendiconto di esercizio. Il disegno di legge comprende inoltre nuove disposizioni in materia di comunicazione politica fuori dalla campagna elettorale: i partiti politici avranno diritto ad accedere a spazi televisivi messi a disposizione a titolo gratuito dalla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo ai fini della trasmissione di messaggi (della durata massima di un minuto) diretti a rappresentare alla cittadinanza i propri indirizzi politici.

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