Prima la solidarietà bipartisan, ora i distinguo. La Bulgaria cambia le carte in tavola a proposito dell’agguato dei naziskin ai giovani della comunità ebraica italiana avvenuta lo scorso 2 agosto a Bansko, in Bulgaria. Secondo le autorità locali infatti i ragazzi italiani si sarebbero resi protagonisti di comportamenti fastidiosi e irriverenti che avrebbero creato problemi con la popolazione locale, alimentando la tensione che ha portato all’aggressione verbale denunciata dai nostri connazionali.
Domenica scorsa i circa quattrocento giovani delle comunità ebraiche di Roma e di Milano che si trovavano in un hotel di Bansko, località sciistica nel Sud del Paese balcanico, dopo il tradizionale campeggio del Bene Akiva, erano stati fatti oggetto di un aggressione verbale da parti di giovani naziskin locali, che avevano indirizzato loro con tono niente affatto amichevole slogan antisemiti e «Sieg Heil!» e avevano anche cercato di forzare la porta dell’albergo prima dell’intervento salvifico della polizia. Inizialmente l’episodio sembrava chiaramente inquadrabile nel filone dell’antisemitismo. E anche il ministero degli Esteri di Sofia aveva diramato una nota di condanna dell’episodio: «La Bulgaria condanna categoricamente ogni forma di antisemitismo. Tali atti sono inaccettabili e non hanno posto in una società democratica».
Solo che le indagini condotte dalla polizia di Bansko hanno fatto emergere un quadro un po’ diverso. «Circa due settimane fa nell’albergo di Bansko - dice Kristian Parmakov, il direttore della polizia locale - sono arrivati turisti stranieri, per lo più minorenni italiani. Per diversi giorni sono state ricevute segnalazioni di comportamenti indecenti da parte loro: dopo le 23 facevano troppo rumore, lanciavano oggetti dalle terrazze dell’albergo e facevano gesti osceni». Gli ebrei italiani avrebbero provocato all’hotel danni per 15mila euro. L’esasperazione dei residenti ha portato a un alterco tra cinque giovani tra cinque giovani bulgari e cinque italiani, senza scontri fisici, nella tarda serata del 2 agosto. Gli atteggiamenti dei giovani italiani sono stati confermati anche dagli abitanti di Bansko, intervistati dalla televisione nazionale Bnt1.
Naturalmente le indagini continuano e bisognerà capirne di più, perché il video diffuso nelle ore successive all’aggressione è abbastanza eloquente. Ma intanto il premier bulgaro Rumen Radev ha cambiato atteggiamento. «Prima di accusare la Bulgaria di antisemitismo, invito i politici stranieri di prendere conoscenza e attenersi ai fatti», ha detto Radev, ricordando che durante la Seconda Guerra Mondiale, la Bulgaria si oppose agli ordini della Germania di Hitler e non permise la deportazione di oltre 50mila ebrei bulgari nei campi di concentramento nazisti, «dando all’Europa una lezione morale che non va dimenticata». «Vorrei invitare tutti coloro che visitano il nostro Paese a rispettare le leggi, la dignità dei bulgari, la proprietà privata e a non danneggiarla, a comportarsi in modo decoroso per non creare tensioni con il loro comportamento», ha concluso il premier Radev.
