Il leader di Futuro Nazionale è stato per la prima volta ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo e ha affrontato un’intervista non accomodante, a tratti provocatoria, partendo dal suo posizionamento. “Sono sicuramente un generale, cosa che ha caratterizzato 40 anni della mia vita con l'impegno delle armi e nella difesa della patria Sono un politico, ma non mi definisco di estrema destra. Mi definisco di destra autentica, fiera di essere destra e non rinnega nulla della propria identità. Sicuramente sono un europarlamentare del gruppo di Europa delle Nazioni sovrane che si riconosce per avere una determinata linea politica caratterizzata dalla difesa della sovranità dei popoli e delle nazioni europee”, ha spiegato l’europarlamentare.
Vannacci ha spiegato a Gruber che “con la presidente del Consiglio ho tante idee in comune, il problema poi è stato come metterle a terra, la deriva che c'è stata dal momento in cui questo governo ha preso ufficio e quello che è successo fino a oggi. Molte delle cose proposte non sono state realizzate”. Molte posizioni che vengono prese in Europa da alcuni partiti di questa coalizione di centrodestra, ha dichiarato, “sono le stesse che prende il Pd. Credo che Meloni sia ancora una destra autentica, ma probabilmente dovrebbe dimostrarlo un po' di più. È una destra che ha perso la trebisonda, io sono il sestante che fa il punto nave e riporta sulla giusta rotta”. Sul veto posto da Marina Berlusconi al suo ingresso in coalizione, Vannacci ha ribadito il concetto che aveva già espresso in passato: “Poi spiegherà a che titolo parla, non ha un ruolo politico. Come finanziatrice di FI? Nel caso, prendiamo atto che è un partito eterodiretto dalla finanza e dall'editoria”.
Sull’immigrazione illegale, Vannacci ha confermato la sua posizione, sostenendo che “assorbe risorse dello Stato. Gli immigrati pagano pochissime tasse e non contribuiscono allo stato sociale. Basta vedere il livello della contribuzione e il numero di immigrati che non hanno alcun lavoro e non possono averlo in quanto clandestini”. Per tale motivo, secondo Vannacci, si deve puntare alla remigrazione: “In primo luogo vanno remigrati coloro che non hanno motivo e diritto di essere da noi. Sono la maggior parte. Come si fa la remigrazione? Intanto, creando tanti cpr. Ci sono già accordi bilaterali per il rimpatrio, con quasi tutti i Paesi. Il problema è che poi in Europa c'è qualcuno che fa parte di questa alleanza di centrodestra che quando c'è da votare sull'applicazione di questi accordi vota contro. Grazie al decreto sui Paesi sicuri passato in Europa, qualora manchi un accordo bilaterale col Paese dal quale provengono, possiamo portare queste persone in Paesi terzi sicuri”. L’importante, ha aggiunto, “è che non stiano da noi. Se vanno deportati? Se con "deportazione" intendiamo movimentazione coatta al di là della loro volontà, certo; dobbiamo portarli in Paesi sicuri che li accetterà e poi li instraderà verso il loro Paese”.
Sulla sua uscita dalla Lega ha ribadito la sua “coerenza” con “i principi e i valori con i quali mi sono messo in gioco. Se la Lega fa la sovranista a giorni alterni non fa per me. Se vota contro le armi in Ucraina in Europa e invece in Italia vota per il decreto armi, è un problema di coerenza della Lega”. E a domanda di Gruber ha dichiarato che “non ho usato Salvini, lui ha usato me per prendere 500mila voti. Oggi il mio partito ha fatto 100mila iscritti, in soli tre mesi sono tutti quello che probabilmente mi hanno votato quando ero nella Lega, senza voler votare Lega. È la dimostrazione plastica di quello che ho portato alla Lega. Come mai proprio adesso il centrodestra è così titubante nei miei confronti ed ogni giorno c'è qualcuno che dice che non vuole Vannacci mentre gli andavo bene quando ero vicesegretario della Lega? Non ho cambiato mai alcuna posizione, sono le stesse che ho oggi”.
Quindi, ha proseguito: “Se la Lega si presenta come promotrice della famiglia naturale e poi invita i rappresentanti della comunità LGBTQ alle riunioni di partito non è un problema di Vannacci, rimasto coerentissimo coi propri principi, valori e ideali”. I rappresentanti LGBTQ, ha aggiunto, “non li metto alla porta, ma non li invito alle riunioni di partito né mi metto a discutere su determinati paletti - secondo me sono estremamente chiari - su quella che è la famiglia naturale, che continuo a promuovere. Non capisco perché il frutto di un orientamento sessuale - quindi di un gusto personale - debba dare luogo a diritti”.
Sul tema di attualità riguardante il Ponte sullo Stretto, che “è importante realizzare un'infrastruttura, se poi c'è qualcuno che deve pagare, paghi. Bloccare ogni volta un'infrastruttura quando invece è fondamentale per il progresso economico del Paese non mi sembra il caso. Mi riferisco non solo al Ponte sullo stretto.
Giudichiamo chi ha sbagliato, ma intanto facciamo il Ponte”. Sulle quote rosa, invece, che “le donne valgono per quello che sono, non per il sesso che hanno. Il 50% del nostro elettorato è composto da donne e saranno libere di votare le donne che vogliono”.