Politica

Il Colle fa litigare i radical chic di "Repubblica"

Scalfari diffida "Micromega", testata dello stesso gruppo. Sullo sfondo lo scontro sul caso Napolitano-D’Ambrosio

Il Colle fa litigare i radical chic di "Repubblica"

Roma - Cortocircuito in casa Espresso, con faida allargata al Fatto di Travaglio, collaboratore dell'Espresso, e di Flores D'Arcais, collaboratore del Fatto e direttore nel gruppo Espresso. Di mezzo c'è il Fondatore, Scalfari, che nel cortocircuito ritroviamo nella rubrica delle lettere di Repubblica, da lui fondata, come lettore. Scrive al suo giornale perchè intenda D'Arcais, colpevole di avergli pubblicato su Micromega (rivista del gruppo Espresso) un suo scritto senza chiedere permesso: «Diffido la direzione di Micromega di utilizzare miei scritti senza avermene preventivamente chiesto il permesso; permesso che - lo dico fin d'ora - non sarà mai comunque concesso». Poco dopo la lettura della letterina, Micromega (gruppo Espresso) ha risposto al fondatore della Repubblica dell'Espresso, con una lettera allo stesso giornale, anticipata alla agenzie: «Non volendo imbarcarsi in fin troppo facili polemiche, MicroMega si limita a ricordare di aver utilizzato più volte citazioni, anche molto più lunghe, di numerosi autori, in conformità alle vigenti leggi sul diritto d'autore e alla convenzione di Berna, confortata infine anche da un parere legale dello studio Ripa di Meana e associati, chiesto nel 2008 dal Gruppo Espresso a nome di MicroMega, testata del Gruppo. Alle disposizioni vigenti MicroMega continuerà a conformarsi anche in futuro». Uno scazzo mica male. Dietro c'è la questione Napolitano-D'Ambrosio, rispetto a cui il Fatto e Repubblica, soprattutto Scalfari, si trovano su due fronti opposti, sebbene Repubblica - come ricorda Travaglio - sia stata la prima a pubblicare la notizia delle intercettazioni Mancino-D'Ambrosio. Scalfari ha scritto della «campagna di insinuazioni» su D'Ambrosio, montata da «alcuni giornali e giornalisti», pensando a quelli del Fatto, dove scrive proprio D'Arcais. Scalfari è uno dei principali attori del «partito del Colle». Quando Napolitano nominò Monti senatore a vita, anticipando l'incarico di premier, Scalfari parlò sobriamente a Otto e mezzo di una mossa di «assoluto genio politico». Il caso Mancino-D'Ambrosio ha rafforzato la divisione rispetto alla linea del Fatto, acuita dalla presenza di alcune firme di Repubblica sul giornale nemico (che ha tolto lettori a Repubblica), come Barbara Spinelli e Franco Cordero, molto critici sulla vicenda e le omertà del Quirinale, all'opposto di Scalfari. Compreso ovviamente D'Arcais, che è andato giù pesante con Napolitano, scrivendo che sul tema delle intercettazioni «l'inquilino del Quirinale e i maggiorenti della Casta sembrano oggi avvinti in una sinergia di reciproco sostegno». La Spinelli, poi, che lasciò La Stampa troppo moderata contro Berlusconi per passare a Repubblica, in una intervista al Fatto ha contestato la nota di Napolitano dopo la morte di D'Ambrosio: «È come se dicesse: “Chi ha criticato le telefonate di Mancino col Quirinale ha volutamente ‘rischiato la morte' del consigliere”. Come se qualcuno dicesse: siccome ci son stati suicidi connessi a Mani Pulite, Mani Pulite non s'aveva da fare, e fu un teorema criminoso». Quindi Cordero, anche lui autorevole firma di Repubblica (fu lui, su quelle colonne, a coniare il termine «caimano» per Berlusconi), che sempre al giornale di Padellaro e Travaglio dice: «Sulle intercettazioni il capo dello Stato ha fatto una gaffe». Troppo, davvero troppo per il fondatore Scalfari.

Ci manca pure che gli pubblichino i pezzi a sua insaputa.

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