Alessandro Di Battista sarebbe dovuto atterrare a Roma nel pomeriggio di ieri, di rientro da L’Avana con un volo militare. Alle 16 era atteso all’ospedale Gemelli, dove i medici avrebbero valutato le sue condizioni per sottoporlo a un intervento chirurgico ma, nella notte tra venerdì e sabato, le sue condizioni sono improvvisamente peggiorate durante il trasporto in ambulanza e i medici sono stati costretti a intervenire d’urgenza per salvargli la vita. Volo di rientro impossibile, dunque, fino a data da destinarsi. Il trasferimento si sarebbe dovuto svolgere in condizioni molto particolari, a quota di crociera più bassa del normale, per evitare gli sbalzi di pressione. E avrebbe anche dovuto fare alcune tappe intermedie prima di atterrare.
Sulle sue condizioni al momento non si sa nulla, l’associazione Schierarsi, di cui lui è fondatore, ha chiesto di mantenere “la massima prudenza e discrezione”. Quel che è trapelato è che le condizioni di Di Battista, già molto gravi, si sono ulteriormente aggravate. Ma per conoscere gli esiti dell’intervento è necessario attendere.
Sono tantissimi i messaggi di sostegno per l’ex parlamentare, anche da chi politicamente è schierato diversamente: “Forza Ale”; “Siamo con te”, si legge tra i commenti al post social dell’associazione Schierarsi. Quando si tratta di salute, infatti, tutto passa in secondo piano in nome di più alti ideali di umanità. O almeno così dovrebbe essere, visto che qualcuno che cerca risposte nel complottismo si trova sempre, inevitabilmente. Da ieri, l’associazione Schierarsi tace, non ha pubblicati ulteriori messaggi e anche gli amici di Dibba fanno quadrato per rispettare la sua privacy. Ma sui
Sono pochi quelli che hanno contatti diretti con lui o con la sua famiglia, si tratta per lo più dei pentastellati e della redazione de Il Fatto Quotidiano, per il quale Di Battista era partito per Cuba con l’obiettivo di girare un documentario. C’è un filo conduttore nei commenti che si susseguono a migliaia sotto il suo profilo, ed è la vicinanza ma anche la necessità di non avere fretta per il rientro, di aspettare la completa e prolungata stabilizzazione del quadro clinico. Ed è il consiglio, non richiesto, più saggio: le equipe di medici cubani che si stanno prendendo cura di lui sono in costante contatto con i medici a Roma ed è con loro che, ieri, hanno deciso di non farlo partire ma, anzi, di portarlo direttamente in sala operatoria.
