Chi altro aveva accesso a Report oltre a Sigfrido Ranucci e alla sua squadra? «Il mio ex compagno Valter Lavitola era il tramite per arrivare a Sigfrido Ranucci e intervenire su Report»: si tratta un passaggio chiave della deposizione di dieci ore che Natalia Potenza, ex donna del faccendiere, ha reso alla Procura di Roma l’11 settembre 2026.
Natalia aggiunge altro materiale di grande interesse investigativo: «Valter parlava di Report come se fosse suo, e chi aveva problemi con la trasmissione si rivolgeva al mio ex compagno». E poi spiega, secondo quanto da lei appreso negli anni accanto a Lavitola, che «il sistema era molto semplice. Chi voleva parlare con Ranucci andava da Valter, lui poi interveniva sulle puntate. Valter e Sigfrido parlavano continuamente del lavoro di Report, lo facevano nelle loro cene settimanali, così come nelle lunghe telefonate».
Nel corso dell’interrogatorio, Natalia avrebbe ricostruito il tipo di legame tra Valter e Sigfrido, annotando alcuni episodi emblematici: «Ranucci in 6 anni di amicizia non è mai stato a casa nostra. La prima volta avviene 5 giorni dopo la bomba. Si è presentato con la sua classica giacca di cuoio, intorno alle 16. Ricordo di avergli dato la solidarietà per l’attentato. Sigfrido dava l’impressione di voler parlare di una cosa urgente, inizialmente si sono detti qualcosa nell’orecchio, poi hanno lasciato i cellulari altrove e si sono appartati. Mi è sembrato molto strano. Non poteva aspettare la sera al ristorante? Di cosa doveva parlare di così urgente?».
L’episodio che Natalia circostanzia bene al magistrato riguarda l’incontro tra Ranucci e Lavitola 5 giorni dopo l’attentato. Incontro avvenuto avendo l’accortezza di lasciare i loro cellulari altrove. Ma l’ex compagna del faccendiere fa presente come quella modalità di comunicare (senza dispositivi nelle loro vicinanze) non fosse del tutto inedita tra Ranucci e Lavitola.
Natalia ricorda infatti che «Ranucci ogni volta che doveva parlare con Valter si appostava senza cellulare per mezz’ora e mettevano i telefoni nella pescheria». Va ricordato che la pescheria è in una stanza separata rispetto al bistrot Cefalù. Precauzione che lo stesso Lavitola adottava quando si confrontava con Ranucci: «Era solito mettere il telefono sotto il sedere o le gambe e parlare, facevano sempre così».
Il racconto di Natalia offre un spunto interessante sull’incidenza di Lavitola su Report. Al bistrot Cefalù sono passati Giulia Presutti e Claudio Del Signore, due figure della redazione di Report. Mentre l’inviato Daniele Autieri aveva contatti con Lavitola con un messaggio la notte della perquisizione. Ma i contatti tra i due non si sarebbero interrotti nemmeno la notte del 4 luglio quando i carabinieri effettuano i controlli a casa di Lavitola per l’indagine sull’attentato contro Ranucci. Gli inquirenti vogliono approfondire questi legami. Quante volte Lavitola è riuscito a indirizzare il lavoro di Report? E se questi tentativi nascondessero interessi economici? Lo scenario che si profila è che il Bistrot Cefalù fosse diventato una specie di casella postale il cui destinatario era Ranucci grazie all’intermediazione di Valter. E bisognerà soprattutto capire cosa contenessero i messaggi di cui il faccendiere si faceva portatore. Su questo filone gli inquirenti hanno interrogato gli imprenditore Daniele e Antonio Pulcini che avrebbero avuto un ruolo insieme a Ranucci nella trattativa per la vendita (poi saltata) dell’immobile del Cefalù.
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