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“Con quelle frequentazioni non può paragonarsi a Falcone”

Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, interviene sulla polemica innescata da Marco Travaglio

Colosimo eletta presidente della commissione Antimafia. Scontro con le opposizioni

Falcone è un eroe della patria e paragonarsi a lui è un esercizio sconsigliabile. Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, interviene sulla polemica innescata da Marco Travaglio, che pur di difendere Sigfrido Ranucci ha tirato in ballo il giudice Antimafia con una frase «indegna», così come l’ha definita la sorella Maria Falcone. Tutto parte quando il conduttore di Report, in pieno vittimismo, si paragona tanto al magistrato ucciso a Capaci quanto a Paolo Borsellino. Colosimo, in questa intervista, richiama anche le polemiche sulla super procura, istituita nel 1991 e fortemente voluta proprio da Giovanni Falcone.

Presidente, le ultime uscite su Falcone l’hanno fatta saltare dalla sedia.

«La destra italiana mi ha insegnato ad avere un rispetto «maniacale» delle istituzioni. E proprio per questo Falcone non si può usare in questo modo. Ci sono figure che appartengono alla storia delle istituzioni e dello Stato e che non possono essere strumentalizzate a seconda della convenienza del momento».

Lei ha più volte ricordato cosa accadde ai tempi della super procura.

«Ho citato in passato, e sottolineo quello che disse all’Anm, una persona che ho ormai imparato a conoscere bene, Gioacchino Natoli, contro la super procura di Falcone. Quei passaggi ci ricordano molto bene cosa accadde quando si discusse della creazione di quell’ufficio e del ruolo di Giovanni Falcone. In Parlamento, durante l’approvazione del testo, da Verdi, Pds e Radicali arrivarono parole durissime. Bargone parlò dei «requisiti Falcone»; Russo arrivò a definirlo un «designato di Dio». Si dissero cose indicibili su Falcone. Poi, dopo la sua morte, diventarono tutti amici di Falcone, anche quelli che amici di Falcone non erano stati affatto. Anzi. Il vero nemico di Falcone, e lasciatemi aggiungere di Paolo Borsellino, è stata l’immorale solitudine che ha accompagnato le loro vite».

E oggi cosa vede?

«Ed è questo lo scandalo: vedere persone che oggi idolatrano Falcone, ma che sono pronte a scaricarlo in un secondo pur di difendere un amico, in questo caso Ranucci. Falcone non può diventare uno strumento da utilizzare contro qualcuno o a favore di qualcun altro. Grandi uomini, come ha ricordato anche Maria Falcone, lavorano per lo Stato e non per il Governo. Questa è una distinzione fondamentale, che dovrebbe valere sempre e soprattutto quando si parla di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e di uomini che hanno servito le istituzioni fino alle estreme conseguenze».

C’è chi ha criticato il post di Ranucci, che si è accostato a Falcone e Borsellino.

«La risposta migliore al post di Ranucci è proprio quella di Manfredi Borsellino: anche il migliore deve avere difficoltà a paragonarsi a persone come Falcone e Borsellino. Penso che ci debba essere misura nelle parole e nei paragoni che si scelgono».

Considerando quello che sta emergendo...

«È evidente che una persona sulla quale oggi emergono frequentazioni davvero dubbie e inspiegabilmente assidue non può paragonarsi a Falcone e Borsellino. Eh no: una fonte non è un fraterno amico, quindi non facciamo confusione. Sono paragoni che trovo fuori luogo e che finiscono anche per sminuire la storia e il sacrificio di uomini che rappresentano qualcosa di molto più grande delle polemiche di questi giorni. Ma allo stesso tempo servono anche a valutare lo spessore umano e morale di chi li fa».

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