Da Massimo Giletti a Lo Stato delle cose si è parlato ancora del caso di Sigfrido Ranucci e di Valter Lavitola, con un passaggio obbligato sull’intervista effettuata dal conduttore lo scorso lunedì a Maria Rosaria Boccia, data la presenza in studio del direttore de Il Giornale Tommaso Cerno. In quell’occasione, tra le altre cose, si è parlato anche della fantomatica Lobby gay di cui hanno fatto cenno in chat Ranucci e Boccia e a cui apparterrebbero gli stessi Cerno e Giletti, l’ex 007 Marco Mancini e un misterioso signor B., di cui l’identità viene ben celata.
“Questa chat parte da un tweet del direttore Tommaso Cerno che dice: ‘Ogni volta che vedo la signora Boccia in televisione ringrazio di essere frocio’. Mi scuso col pubblico per questa parola sgradevole. Da questo tweet iniziamo a commentare”, ha spiegato Boccia durante la diretta dello scorso 21 settembre. “Raccontiamo questa cosa perché quel tweet fatto da Tommaso Cerno non ha provocato, nella popolazione italiana e nelle istituzioni, indignazione. Fatto da Maria Rosaria Boccia o Sigfrido Ranucci si sarebbero alzate dalla sedia tantissime persone”, ha concluso Boccia. “Non mi convince”, è stata la reazione a freddo di Giletti lunedì scorso, replicata ieri in diretta con anche Cerno.
“Maria Rosaria Boccia ha il gusto della provocazione, è abile dialetticamente, è una donna che seduce, no?”, ha ragionato il conduttore con il direttore presente in studio, che però ha voluto fare una precisazione: “Senza dubbio. Seduce te, a me non...”. Risate in studio per la puntualizzazione ironica di Cerno. “No, seduce... Vabbè, te va bene, ma io faccio parte della lobby, quindi... Secondo loro, quindi sono anti seduzione”, è stata la replica altrettanto ironica di Giletti facendo riferimento a quella chat. A questo punto il direttore Cerno ha voluto mettere i puntini sulle i, sottolineando che “intanto io mi chiamo come voglio. Parlavo di me stesso e mi imputo la possibilità almeno di chiamare me stesso come voglio. Dopodiché la parola ‘frocio’ viene usata, perché il tema delle parole non è che cosa sono, ma come le usi, viene usata in maniera ignorante”.
Oggi, infatti, “la parola ‘frocio’ ha certamente un utilizzo violento” ma “ha anche una storia straordinaria” e “viene da secoli di utilizzo non tanto per indicare un omosessuale, tantomeno cattivo, ma per indicare le cose che tu non capisci e che vuoi fare in qualche modo comprendere come diverse”. E quindi, rivolgendosi a Giletti, il direttore ha aggiunto: “Non si capisce perché, se lei sa tanto di noi, cioè sa che noi facciamo parte di una lobby gay, io sono omosessuale da quando avevo 7 anni e me lo sono detto, da 11 mi è capitato e l’ho sempre detto, tu non hai mai capito se è vero o no perché un po’ fru fru qualcuno dice che sei, ma quello è un altro tema”.
Sulla giustificazione data da Boccia lunedì scorso su quella chat, Cerno ha concordato con Giletti sul fatto che non convinca, ipotizzando che dietro l’accusa di far parte di una fantomatica Lobby gay ci fosse “un’idea di rendere me e te qualche cosa che non aveva a che fare con il giornalismo. Allora io, di tutta questa vicenda di cui discuto apertamente, ho fatto mille scemenze nella mia vita, dico questo: io e te facciamo i giornalisti, sbagliamo, ma non facciamo parte di nessuna lobby. Se tu fossi gay io sarei molto felice, lo sai, sei un bellissimo uomo. Anche Peter Gomez io adorerei fosse gay, ma so che non lo è, mi dispiace molto”. Ma, ha precisato Cerno, “è la parola ‘lobby’ che io contesto di quella chat, né gay, né omosessuale, né frocio, né finocchio, né nessuno di questi sinonimi. Perché l’idea che noi avessimo qualcosa da spartire sul racconto dell’Italia è una grande bugia, che la signora Boccia non è riuscita a giustificare”.
