Milano ha bisogno di case a prezzi accessibili e la «ricetta» di Pierfrancesco Majorino, capogruppo Pd in Consiglio regionale e responsabile delle Politiche migratorie e Diritto alla casa nella segreteria nazionale del partito è semplice e, va detto, coerente: «Serve un piano di governo del territorio nuovo di zecca e assolutamente innovativo e poi provvedere all’aumento drastico degli oneri di urbanizzazione». Altrochè «Salva Milano», «Salva Milano bis», autorizzazioni più veloci, procedure più snelle come chiedono i costruttori che quelle case dovrebbe costruirle. Un nuovo Pgt e più tasse quindi, secondo quella che a sinistra è una linea storica e ricorrente così come vent’anni fa sentenziò l’allora ministro delle Finanze del secondo governo Prodi, Tommaso Padoa Schioppa scatenando un pandemonio: «Le tasse sono bellissime...». Necessarie sì, bellissime forse no ma sono punti di vista. Resta il fatto che le case a prezzi accessibili in città sono un’emergenza: secondo Assimpredil servirebbero almeno 35mila alloggi e in due anni i permessi per costruirli sono scesi da 4mila a mille. Uno stallo. E allora più che pensare ad un nuovo Pgt e ad alzare gli oneri di urbanizzazione i costruttori vedrebbero di buon grado provvedimenti capaci di tagliare i tempi elefantiaci della burocrazia e di uscire dall’immobilità in cui sembrano essere piombati gli uffici tecnici comunali anche a seguito delle inchieste urbanistiche. Il dibattito è anche politico: «Dove è stato Majorino in tutti questi anni- si chiede Samuele Piscina, consigliere comunale della Lega- è un esponente di primissimo piano di quel Pd a cui è iscritto il sindaco Sala e la disastrosa situazione abitativa milanese porta la firma esclusiva della loro amministrazione e dei loro strumenti urbanistici»

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