Un’accusa pesantissima, che riaccende i riflettori sul preoccupante clima di antisemitismo. “È antisemitismo”, denuncia Walker Meghnagi, presidente della Comunità Ebraica di Milano, intervenendo sul caso degli insegnanti ebrei americani invitati a Reggio Emilia per un’attività di formazione e ai quali è stato chiesto di prendere esplicitamente le distanze dalle politiche del governo israeliano. Una richiesta che ha scatenato le polemiche e spinto la delegazione statunitense a rinviare il viaggio. Ora Meghnagi punta il dito contro il Comune e chiede le dimissioni dell’amministrazione.
Per comprendere la vicenda bisogna tornare ai primi giorni di ottobre. A Reggio Emilia era atteso un gruppo di insegnanti ed educatori provenienti da scuole ebraiche degli Stati Uniti e da Israele, interessati ad approfondire il Reggio Emilia Approach, il metodo pedagogico conosciuto e apprezzato a livello internazionale. Una visita di studio, dunque, senza finalità politiche, organizzata nell’ambito delle attività di Reggio Children. L’iniziativa ha però provocato le proteste di alcune realtà cittadine vicine alla causa palestinese. Anche la Cgil locale ha chiesto di annullare la visita degli insegnanti israeliani, sollevando una questione di “opportunità e coerenza” rispetto alla posizione della città sulla guerra a Gaza.
In questo clima, Reggio Children ha presentato la Carta “Per una educazione democratica e partecipata”, un documento elaborato da tempo che impegna tutti i soggetti coinvolti nelle attività educative al rispetto dei diritti umani, al ripudio della guerra e alla condanna di ogni forma di genocidio. Ma alla delegazione delle scuole ebraiche è stato chiesto qualcosa in più: una “ulteriore presa di distanza, esplicita, dalle politiche del governo Netanyahu”, come comunicato dalla stessa organizzazione. Secondo quanto ricostruito dal sito americano Jewish Insider, ai partecipanti sarebbe stato inoltre sottoposto un documento da firmare per dissociarsi dall’occupazione di Gaza e dalle violazioni dei diritti umani nei territori occupati.
È proprio questo il punto centrale della denuncia della Comunità ebraica. Perché chiedere a insegnanti americani, invitati per ragioni esclusivamente professionali, di pronunciarsi sulle scelte del governo di un Paese straniero? E soprattutto, perché rivolgere una simile richiesta a docenti appartenenti a scuole ebraiche? È su questa distinzione tra appartenenza religiosa e responsabilità politica che si concentra l’intervento di Meghnagi.
“Al Comune di Reggio Emilia si promuovono progetti sull’inclusione e sui valori democratici, si invitano docenti americani di religione ebraica per attività didattiche e di dialogo, e poi si pretende di imporre loro dittatorialmente di prendere posizione su una vicenda politica, solo ed esclusivamente perché per il Comune di Reggio Emilia questi insegnanti appartengono alla ‘razza ebraica’”, attacca il presidente della Comunità Ebraica di Milano.
Parole durissime, accompagnate da un paragone storico altrettanto pesante. “È un principio di schedatura su base razziale”, afferma Meghnagi, evocando i metodi della propaganda nazista di Joseph Goebbels e quelli del gerarca fascista Roberto Farinacci: “Non si può chiedere a un cittadino americano, a un docente, a un ebreo, di rispondere come ebreo, in quanto tale”. Per poi aggiungere: “È la negazione totale dell’inclusione che a parole si dice di voler promuovere. È antisemitismo”.
La controversia ha avuto anche conseguenze concrete. Gli insegnanti delle scuole ebraiche americane hanno deciso di rinviare la visita, mentre i 25 educatori provenienti da Israele hanno confermato la partecipazione al programma previsto dal 12 al 16 ottobre. Reggio Children ha espresso rispetto per la decisione degli americani, ribadendo che il dialogo resta aperto. Dal canto suo, il sindaco Marco Massari ha difeso l’iniziativa, richiamando i valori della pace, della democrazia e della tutela dei bambini.
Una spiegazione che non convince Meghnagi, secondo il quale quanto accaduto rischia di danneggiare anche l’immagine internazionale dell’Italia. Da qui la richiesta di un passo indietro: “Chiedo che l’Amministrazione comunale di Reggio Emilia si dimetta”. Il presidente della Comunità ebraica parla di un “metodo indegno” e di un “enorme danno di immagine provocato all’Italia”, denunciando la risonanza della vicenda sui media americani. Il suo monito conclusivo è netto: “L’Italia non può permettersi di passare per un Paese che discrimina gli ebrei in quanto ebrei”.
