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Conte-Schlein, il pranzo del disgelo per tenere in piedi il campo largo. Il leader M5S: “Dialettica, ma rispetto reciproco”. Sul tavolo anche il nodo primarie

Dopo lo scontro sull’Ucraina, i due leader provano a ricucire. Ma restano intatte le distanze su armi, primarie e politica estera

Conte e Schlein sfidano Meloni per il 2027 ma il campo largo è già naufragato a livello locale

Un pranzo può servire ad abbassare la temperatura, molto più difficilmente a cancellare le differenze politiche. Giuseppe Conte ed Elly Schlein si sono incontrati a tavola a Roma dopo le nuove tensioni esplose nel campo largo. Un tentativo di disgelo comprensibile, forse persino necessario, per evitare che l’alleanza ancora tutta da costruire si trasformi definitivamente in una rissa permanente.

A confermare l’incontro è stato lo stesso presidente del Movimento 5 Stelle, intercettato dai cronisti a Montecitorio. Conte ha assicurato che con la segretaria dem non esiste “nessun problema personale” e ha precisato che il pranzo era stato concordato già la settimana precedente. “La dialettica politica rimane, ma nel rispetto reciproco”, ha aggiunto.

Il problema, infatti, non è mai stato personale. È tutto politico. E riguarda una questione piuttosto marginale per chi aspira a governare l’Italia: la politica estera. Conte ha ribadito di non voler arretrare sulla linea pentastellata: “Sull’Ucraina in questi giorni ho detto e ripetuto le stesse cose che io e il M5s diciamo da 4 anni, la nostra posizione è sempre la stessa. Ma rispetto le posizioni del Partito Democratico”.

Il rispetto reciproco è un ottimo punto di partenza. Governare insieme richiede però qualcosa di più. Il Movimento non intende sostenere nuovi invii di armi a Kiev e Conte vorrebbe affidare alle primarie anche la soluzione dei nodi politici più divisivi. La Schlein ha già risposto con una certa nettezza: “Non funziona così”. Per la leader del Pd occorre prima concordare il programma della coalizione e soltanto dopo scegliere, attraverso le primarie, chi dovrà guidarla.

Non è una sfumatura procedurale. Conte immagina una consultazione capace di stabilire anche la direzione politica dell’alleanza, mentre la Schlein sostiene che la direzione debba essere decisa prima. Uno vuole consegnare agli elettori il compito di sciogliere le contraddizioni, l’altra teme che chi vincerà possa imporre agli alleati la linea del proprio partito.

Il pranzo può dunque aver ricucito i rapporti tra i due leader, ma non ha risolto il rebus del campo largo. Restano le distanze sull’Ucraina, sul riarmo, sulla politica europea e persino sul metodo con cui dovrebbe nascere la coalizione. Non proprio dettagli da sistemare davanti al caffè. Conte e Schlein possono sorridere, parlarsi e promettersi rispetto. Ma le contraddizioni non spariscono per magia soltanto perché i due leader dividono lo stesso tavolo. E al campo largo, prima ancora del candidato premier, continua a mancare una risposta alla domanda più semplice: largo quanto e soprattutto verso dove?

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