Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:00
In evidenzaAggiornato alle ore 11:00
Interni

Contro l’Alta velocità usati pure i mortai: 130 agenti feriti, 450 attivisti identificati

Gli attacchi al cantiere di Chiomonte condotti con strategia e formazione paramilitare da gruppi italiani e internazionali Non solo bombe carta e molotov, utilizzate tecniche di guerra. E solo per caso gli ordigni all’acetilene sono esplosi poco dopo

Il materiale sequestrato dopo la protesta No tav in Val di Susa, Chiomonte, 26 luglio 2026. ANSA/POLIZIA DI STATO +++ UFFICIO STAMPA POLIZIA +++ FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI +++ NPK +++

La quiete dopo la tempesta: la Val di Susa si è svegliata intorpidita, quasi incredula per quanto accaduto per mano del «Blocco nero» sabato pomeriggio.

L’assalto ai cantieri dell’alta velocità ha lasciato il segno, perché mai si erano registrate azioni di quel tipo: vera guerriglia con vere armi, per quanto artigianali, strategie e piano d’azione di derivazione paramilitare.E i danni, infatti, sono stati milionari. Telt, la società binazionale italo-francese (Tunnel Euralpin Lyon-Turin) che sta realizzando la linea alta velocità, parla di almeno un milione di euro di danni nel solo cantiere di Chiomonte.

Ma quelli presi d’assalto sono stati tre, e servirà del tempo perché possano tornare operativi.Il numero dei feriti tra le forze dell’ordine è inevitabilmente salito rispetto alle prime stime che parlavano di 60 agenti refertati in ospedale, arrivando a superare i 130 complessivi tra tutte le forze dell’ordine. Alcuni sono stati feriti in modo serio, con la maggior quota tra i poliziotti, poi carabinieri e quindi finanzieri.Numerosi hanno avuto diversi giorni di prognosi a causa delle lesioni causate principalmente dalle esplosioni delle bombe carta e delle molotov. «Ci hanno sparato con dei tubi tipo mortaio questa roba che senza casco ti spacca la faccia», rivelano gli agenti, mostrando un oggetto metallico recuperato nei luoghi degli scontri. Si tratta di una struttura metallica cava, pensata per contenere la carica pirotecnica ed esplosiva, che nella parte inferiore presenta il foro per la carica di spinta. Non è un’arma da fuoco convenzionale, ma questo tipo di involucro metallico, lanciato ad alta velocità, costituisce un vero e proprio proiettile, estremamente pericoloso, capace di causare lesioni gravissime all’impatto.

Fortunatamente, come sottolineato da Telt, le bombole di acetilene presenti nei cantieri sono esplose solo dopo la fine della guerriglia, perché avrebbero potuto fare danni enormi e amplificare la portata dell’evento, trasformandolo in tragedia. Gli identificati dalle forze dell’ordine successivamente agli scontri.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.