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Il futuro di Report spacca il cda Rai. Nei prossimi giorni l’addio alla guida

Frangi: “Il valore del programma non può diventare uno scudo, e ogni verifica non è un attacco alla libertà”

Incerto Il destino di Ranucci alla guida di Report traballa più che mai

Il caso Ranucci ora infiamma e spacca il cda Rai. Ieri alcuni componenti dell’organo di governo della tv pubblica hanno preso dure e opposte prese di posizione. Il che rischia di ingarbugliare ancora di più la delicatissima situazione di «Report, il possibile e probabile cambio di conduzione che potrebbe arrivare già nei prossimi giorni soprattutto se usciranno altre indiscrezioni su rapporti opachi tra il giornalista e il faccendiere Lavitola.

Ieri ad aprire il fuoco in difesa di Sigfrido sono stati i consiglieri Rai vicini alle opposizioni, Alessandro Di Majo (in quota 5 Stelle) e Roberto Natale (in quota Avs). «Nel mare di indiscrezioni, supposizioni e interventi politici a gamba tesa che accompagnano le richieste di rimozione di Ranucci - scrivono - c’è una questione che va tenuta ferma: il suo rapporto con Lavitola ha condizionato o meno la scelta di alcuni dei temi o dei contenuti di Report? Crediamo debba essere questo il tema al centro delle valutazioni che farà l’ad. Se invece la discussione si spostasse sull’opportunità delle frequentazioni personali, sugli interventi critici sui social si finirebbe su un terreno scivoloso». «Quanto al possibile danno per la raccolta pubblicitaria (paventato dai vertici di Viale Mazzini) - continuano i consiglieri - è opportuno ricordare che fin qui il programma ha rappresentato un valore per l’azienda, non solo in termini di ascolti ma anche di raccolta pubblicitaria».

Non si è fatta attendere la risposta di un’altra componente del Cda Rai, Federica Frangi, nominata in quota Fdi: «La correttezza professionale non si misura soltanto su ciò che va in onda. Riservatezza, rapporti di lealtà e correttezza verso l’azienda, i comportamenti verso la redazione e tutela dell’immagine del programma, sono anch’essi aspetti che la Rai ha il diritto e il dovere di valutare. Report può essere un valore per la Rai in termini di ascolti e pubblicità, ma il valore del programma non può diventare uno scudo per il comportamento di chi lo conduce. E allo stesso modo - sottolinea Frangi - è strumentale invocare l’European Media Freedom Act per trasformare ogni verifica interna su Ranucci in un attacco alla libertà di stampa».

Tra i rilievi presi in esame dal comitato etico citati dai consiglieri ci sarebbero: audio in cui il giornalista dice frasi come «In Rai c’è un po’ di mafia e di massoneria», commenti poco gradevoli sull’ad Giampaolo Rossi e altri colleghi, mail aziendali riservate inviate dallo stesso all’amico traditore Lavitola, comportamenti dubbi come incontrare in redazione Maria Rosaria Boccia (caso Sangiuliano). Tutte questioni su cui l’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, ribadisce che il suo assistito «ha risposto in modo puntuale ed approfondito».

Intanto, allo stato attuale, Ranucci non ha alcuna intenzione di togliersi volontariamente di mezzo dal video. «Mi devono cacciare loro se ci riescono» ribadisce ai suoi amici. Tanto che l’altro ieri ha incontrato il direttore Approfondimenti Paolo Corsini per impostare il lavoro della trasmissione che ripartirà l’8 novembre. Convinto di essere nel giusto e che non si troveranno appigli per levargli «Report», sta già pensando come presentarsi agli spettatori e scusarsi di questa brutta faccenda. Se nei prossimi giorni l’ad Rossi non deciderà per il cambio di conduzione, continuerà lui a decidere verso chi puntare le inchieste che tanta rabbia, irritazione o sgomento hanno provocato in questi anni.

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