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Interni

“Così investiamo sul clima e la sanità”

Approvato il Bilancio con una maratona, il vicepresidente Marco Alparone spiega il miliardo speso senza accendere mutui

In giunta Marco Alparone (Fdi) è assessore alle Finanze

Una Regione che riduce il disavanzo e non apre mutui, pur avendo investito nel 2025 più di un miliardo di risorse proprie. E che continua a puntare sull’economia sociale, quel mondo del Terzo settore, dalle associazioni alle cooperative che svolge servizio pubblico ed è un pilastro del sistema Lombardia. «Abbiamo una grande solidità finanziaria che ci permette di mettere in campo fondi per la sanità o le infrastrutture senza indebitarci», assicura il vicepresidente e assessore alle Finanze Marco Alparone dopo la maratona in Consiglio regionale sul bilancio.

Vicepresidente Alparone, cosa resta dopo la discussione in Aula?

«Grazie alla gestione responsabile dei conti, abbiamo risparmiato 70 milioni nel 2025 di mutui e interessi che investiamo sull’attrattività del sistema lombardo, senza dimenticare che ogni anno contribuiamo ai saldi di finanza pubblica con 200 milioni. Incrementiamo il fondo sanitario e puntiamo sulle infrastrutture fisiche e digitali indispensabili. Le opere come Pedemontana costano molto, ma sono fondamentali per lo sviluppo. Mi ha fatto piacere l’attenzione del Consiglio all’economia sociale: senza quelle realtà non riusciremmo ad erogare tanti servizi. E mettiamo anche risorse sulla prevenzione del territorio, in una stagione di grandi mutamenti climatici».

Per il centrosinistra siete dei negazionisti.

«Negazionisti che investono 30 milioni di euro solo in questo assestamento. Abbiamo la necessità di abbassare le temperature nelle ittà con isole climatiche e depavimentazione. Nelle aree interne, invece, va messo in sicurezza il territorio da fenomeni sempre più estremi. Al di là degli slogan, stiamo agendo e continueremo a farlo».

Finita la spinta del Pnrr, dove si troveranno le risorse?

«Sul Pnrr siamo stati decisivi per il raggiungimento nazionale degli obiettivi. La Lombardia ha fatto il suo, ma anche un pezzo in più, visto che altre Regioni non ce l’hanno fatta. Ora dobbiamo trasformare tutti questi investimenti in modelli. E credo serva anche una nuova impostazione delle politiche di coesione che devono continuare a nascere dai territori, ma soprattutto uscire dalla logica della rendicontazione e della certificazione della spesa ed essere orientate alla misurazione del risultato e dell’impatto generato».

Non sempre gli interessi della Lombardia e del governo coincidono.

«Il governo Meloni sta lavorando per ridurre i divari, dimostrando stabilità e responsabilità, caratteristiche che sono naturalmente presenti nel dna lombardo. Non c’è un tema di scontro, ma di riconoscimento che va bilanciato con la consapevolezza di un Paese che non cresce a due velocità diverse».

Sulla sanità vede miglioramenti?

«Continuiamo ad avere grandi punti di eccellenza con le nostre strutture. E iniziamo a raccogliere frutti sulla medicina territoriale, anche grazie al Pnrr. Servono entrambe le cose: ci sono tante Regioni che hanno puntato su una sanità territoriale, ma se poi ti dicono che per operarti è meglio andare a Milano, vuol dire che ti manca qualcosa di importante».

Con Bertolaso, voi di FdI avete una convivenza non sempre facile.

«A Guido riconosco esperienza, autorevolezza e carisma. Come tutti, ha pregi e limiti. L’importante, quando hai un limite, è farsi aiutare da chi ti può supportare. Ha grandi capacità gestionali, ma diciamo che fare squadra con la giunta non è proprio il suo tratto distintivo».

FdI vuole governare?

«Abbiamo il premier e abbiamo il 30 per cento del consenso. Al nostro interno c’è la capacità di esprimere anche un sindaco e il presidente della Regione. Sicuramente non abbiamo bisogno di andarli a cercare fuori».

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