Costi della politica, incandidabili i sindaci che hanno contribuito al dissesto

I sindaci colpevoli di dissesto finanziario saranno incandidabili. Più controlli della Corte dei Conti, obbligo pareggio di bilancio per gli enti territoriali, stretta sui finanziamenti dei gruppi consiliari delle Regioni

Costi della politica, incandidabili i sindaci che hanno contribuito al dissesto

Dopo i tagli agli apparati burocratici di Stato e enti locali, nuovo giro di vite del governo sui costi della politica. Il governo ha approvato un decreto legge che "detta nuove regole finalizzate a riequilibrare la situazione finanziaria di enti locali in difficoltà nonché a favorire la trasparenza e la riduzione dei costi degli apparati politici regionali, nell’obiettivo di assicurare negli enti territoriali una gestione amministrativa e contabile efficiente, trasparente e rispettosa della legalità", si legge nel comunicato stampa diffuso da Palazzo Chigi al termine della riunione del Consiglio dei ministri. "Cerchiamo di porre un argine concreto allo sperpero del denaro pubblico che invece di essere usato per migliorare la res publica spesso è utilizzato come res privata, perdendo di vista il fine della politica", ha dichiarato il premier Mario Monti.

Sindaci colpevoli del dissesto finanziario non candidabili per 10 anni

Tra le misure contenute nel decreto c'è un giro di vite nei confronti dei sindaci e presidenti che hanno contribuito "con condotte, dolose o gravemente colpose, sia omissive che commissive" al dissesto finanziario e che non saranno "candidabili per 10 anni" per diverse cariche tra cui quelle nelle Giunte o in Parlamento.

Più controllo alla Corte dei Conti

Maggiori controlli anche dalla Corte dei conti che potrà verificare la legittimità delle spese delle Regioni anche prima che vengano effettuate e non solo a posteriori come avviene ora. Sottoposti a controlli anche "il piano sanitario regionale ed il piano di riparto delle risorse destinate al finanziamento del Servizio sanitario regionale". Gli enti locali, inoltre, saranno obbligati a controllare le società partecipate e a definire gli obiettivi gestionali, gli standard qualitativi e quantitativi, ma anche la siutazione contabile, i contratti di servizio e il rispetto delle norme di legge sui vincoli di finanza pubblica.

Obbligo di pareggio di bilancio per enti locali

Confermato l'obbligo per tutti gli enti locali del pareggio di bilancio. Per chi ha debiti fuori bilancio scatta un semaforo rosso sulla spesa: potranno assumere impegni e pagare spese unicamente per i servizi previsti dalla legge. Le Regioni che non introdurranno il sistema di controllo di spesa previsto dal decreto varato oggi dal governo saranno sanzionate con un taglio fino all’80% dei trasferimenti dello stato, eccetto che su sanità e trasporto.

Dimezzati i finanziamenti alle Regioni

I finanziamenti e le agevolazioni in favore dei gruppi consiliari, dei partiti e dei movimenti politici vengono decurtati del 50% e adeguati ai livello della Regione più virtuosa. Aboliti i finanziamenti ai gruppi composti da un solo consigliere. Il dl taglia il numero di consiglieri e assessori applicando il decreto anticrisi 138 del 2011. La riduzione dovrà essere realizzata entro 6 mesi dall’entrata in vigore del dl, ad esclusione delle Regioni in cui è prevista una tornata elettorale per le quali il limite verrà applicato dopo le elezioni. Sulle spese dei gruppi consiliari arriva un meccanismo di trasparenza che prevede la tracciabilità, oltre al controllo della Corte dei Conti e della Guardia di Finanza.

Eliminazione vitalizi

Eliminazione dei vitalizi e metodo contributivo per il calcolo della pensione: sono due delle misure previste dal decreto sui costi della politica approvato dal Cdm.  "Nelle more, non potranno essere corrisposti trattamenti pensionistici o vitalizi in favore di coloro che abbiano ricoperto la carica di presidente della Regione, di consigliere regionale o di assessore regionale solo se i beneficiari abbiano compiuto 66 anni d’età e ricoperto la carica, anche se non continuativamente, per almeno 10 anni".

Modifica aliquote Imu

Fino al 31 ottobre, poi, i Comuni potranno modificare le aliquote Imu, entro cioè il termine ultimo per l’approvazione dei  bilanci previsionali comunali. Le dichiarazioni Imu, scadute a settembre, potranno quindi essere presentate entro il 30 novembre.

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