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Covid, ecco l’escamotage che “salva” il posto di Conte

Un “parere pro veritate” pur di non dimettersi

“Appropriazione indebita”. Conte attacca La Russa su Borsellino. La replica: “Dichiarazioni rispettose”

«Mi si nota di più se mi dimetto o se non mi dimetto dalla commissione Covid?». Il filosofico dilemma «rubato» a Nanni Moretti è in questi giorni il dramma ricorrente di Giuseppe Conte, l’ex premier che ha guidato l’Italia nella tragicomica gestione della pandemia che ha lasciato 190mila morti nonostante due lockdown e l’obbligo vaccinale e che non vuole dar conto del suo operato.

Ma più che a nascondere i propri segreti dietro un fantomatico Quinto emendamento pur di non inguaiarsi come ha fatto davanti al Senato degli Usa l’immunologo Anthony Fauci (graziato da Joe Biden appena prima di lasciare la Casa Bianca), il leader grillino ha in mente un’idea meravigliosa: farsi audire su vaccini, mascherine, Piano pandemico e mancata Zona rossa nella Bergamasca liberamente, senza l’obbligo del giuramento - al contrario del suo collega Galeazzo Bignami, che invece nella sua audizione

si è assunto la responsabilità delle sue dichiarazioni - approfittando del suo status di parlamentare. E deporre il prossimo martedì senza dimettersi, presentando un parere pro veritate vergato da un autorevole costituzionalista, come anticipa al Giornale un’ascoltata fonte vicina al Movimento cinque stelle.

Più che un contributo di verità, altra sabbia negli ingranaggi per un organismo parlamentare che l’opposizione ha cercato di ostacolare sin dal primo giorno e di cui Conte non avrebbe dovuto far parte (come del resto i suoi ex ministri Francesco Boccia del Pd e il grillino Stefano Patuanelli) per non mettere in imbarazzo i suoi colleghi.

Certo, Conte e la sinistra ha gioco facile a dire che le inchieste sulla pandemia si sono concluse con un nulla di fatto, ma chi ha letto il prezioso lavoro fatto da carabinieri e Guardia di finanza per conto della Procura di Roma sa che - al netto delle conseguenze penali a cui alcuni dei protagonisti

potrebbe essere chiamati a rispondere dopo l’incrocio tra le loro deposizioni in commissione e i documenti raccolti dai commissari e depositati in Procura - c’è molta politica nelle scelte del suo esecutivo. A partire proprio dal lockdown, deciso durante una riunione carbonara dopo che per giorni il Cts e Regione Lombardia chiedevano la Zona rossa (decisione su cui pende il segreto di Stato da lui apposto) fino alle scelte sulle mascherine, regalate e ricomprate dalla Cina «amica» mentre Regioni e task force le cercavano ovunque, fino alle discutibili opzioni su autopsie, tracciamento, sorveglianza e terapia domiciliare.

Conte non vuole farsi audire ma non può ammetterlo, da qui l’ennesimo escamotage. Tanto i suoi accoliti sono sei anni che ci cascano

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