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Covid, la verità di Fdi sui 100 milioni

Dopo la denuncia di Conte per il caso JC Electronics, il centrodestra spiega l’accordo e chiede un’azione di rivalsa su Arcuri

La versione di Arcuri: "Vidi Conte in privato". Fdi: lasci la commissione

«Abbiamo una risposta per tutto, ma le risposte non piaceranno a Giuseppe Conte e Francesco Boccia». Fratelli d’Italia replica in maniera dura alle accuse del leader dei 5Stelle e del senatore del Pd sulla transazione da oltre 100 milioni di euro tra lo Stato e JC Electronics, società coinvolta nel contenzioso sulla fornitura di mascherine durante la prima fase della pandemia. La storia comincia nel marzo 2020, nel pieno dell’emergenza Covid, con il contratto per la fornitura di mascherine KN95. Dopo la nomina di Domenico Arcuri a commissario straordinario, il contratto viene risolto. JC Electronics contesta la decisione e porta lo Stato davanti al Tribunale, chiedendo un risarcimento vicino al mezzo miliardo di euro. Nel novembre 2024 il Tribunale civile di Roma dà ragione alla società, condannando le amministrazioni al pagamento di 203.012.065,34 euro, oltre interessi, rivalutazione e spese. È questo il dato che FdI richiama per spiegare la successiva transazione: non i 100 milioni pagati, ma il rischio di una condanna ben più pesante. Lo Stato fa appello, mentre JC Electronics continuava a rivendicare una somma vicina ai 500 milioni.

La controversia è stata chiusa con un accordo da 100.221.000 euro, raggiunto il 31 ottobre 2025. Una cifra pari a circa la metà della condanna di primo grado e molto distante dalla richiesta originaria della società. La transazione è stata predisposta dall’Avvocatura generale dello Stato e registrata dalla Corte dei conti. È proprio su questo punto che FdI attacca Conte e Boccia. «La scelta è stata degli uffici ed è stata di buon senso», scrivono i capigruppo Galeazzo Bignami e Lucio Malan, sottolineando come la valutazione sia stata legata al rischio che la prosecuzione del contenzioso potesse costare allo Stato molto di più. Per il partito, parlare semplicemente di «100 milioni pagati» senza ricordare la condanna di primo grado significa evidentemente omettere la sostanza della questione e raccontare solo una parte della vicenda. Per Fratelli d’Italia il punto politico resta un altro: perché lo Stato sia arrivato a dover affrontare un’esposizione economica così elevata. Ed è qui che arriva la richiesta più pesante. «A pagare secondo Fratelli d’Italia deve essere Arcuri», affermano Bignami e Malan. FdI ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo al governo di valutare un’azione di rivalsa nei confronti dell’ex commissario e di eventuali altri soggetti responsabili, per recuperare i 100 milioni versati dallo Stato. Per FdI, dunque, la domanda non è soltanto perché siano stati pagati 100 milioni, ma perché una decisione assunta durante l’emergenza abbia portato lo Stato a un contenzioso che, dopo la sentenza di primo grado, lo esponeva a oltre 200 milioni di euro, oltre interessi e spese. La maggioranza chiede ora che siano gli atti a parlare. «Gli atti verranno acquisiti dalla Commissione Covid», afferma il partito, che considera la documentazione decisiva per ricostruire le responsabilità. La linea di Fratelli d’Italia è quindi netta: la transazione non è certo stata uno spreco, ma il tentativo di limitare il danno. E se vi sono responsabilità per aver portato lo Stato in quella situazione, sarà necessario andare fino in fondo e individuare chi le ha determinate.

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