Le critiche più affilate sono benedette nel fonte battesimale della sinistra più impegnata. Gli attacchi da destra ci sono stati e ci sono, Ranucci non è mai piaciuto ed era un personaggio scomodo, ma questa volta le bordate, imparabili, arrivano anzitutto da personaggi come Corrado Formigli, Michele Santoro, Roberto Saviano. Per non parlare della frattura con la redazione, comprensibile dopo la scoperta della liason Ranucci-Lavitola e i primi giorni di disorientamento. Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita su La 7, viene citato insieme a Saviano e Santoro nel provvedimento con cui il giudice Donatella Casari dice no al reintegro di Sigfrido Ranucci al timone di Report. «Ranucci ha sbagliato - queste le parole di Formigli riprese dalla Casari- nello stringere un rapporto così stretto con una persona come Lavitola, e riguardo ai riflessi di tale scelta sull’attività redazionale, ha aggiunto: Ha sbagliato nell’esporre la squadra, ha messo in imbarazzo tutti».
Il peccato originale, quello che mette in moto il fuoco amico, è il legame strettissimo con un personaggio a dir poco controverso come Valter Lavitola. In un’intervista al Corriere della sera Formigli va anche oltre: «Ma se poi questo signore», già condannato con sentenza definitiva, «confessa di averti messo una bomba, come fai a difenderlo?» E su un post di Formigli comtro Ranucci atterra un like pesantissimo di Milena Gabanelli che aveva scelto proprio lui come successore. Il like poi scompare, la sensazione di gelo resta.
Quelle domande scavano un fossato nell’ambiente progressista, trasformando la fede assoluta in un’icona di quel mondo prima in disincanto, poi in una distanza non più colmabile. Chi prima riteneva Ranucci un faro e un punto di riferimento anche per l’opposizione, si trova incredulo e smarrito a dover commentare le capriole e le contorsioni di una fratellanza andata troppo in là, fra un piatto e l’altro di vongole sgusciate. Fino alla seduzione dell’incredibile sondaggio che avrebbe dovuto incoronarlo leader del centrosinistra.
Certo, la trincea del giornalista di Rai 3 era sotto osservazione da parte di pezzi dell’establishment del centrodestra ma l’affaire Lavitola, non certo i servizi su Meloni e i ministri , rompono gli equilibri: Ranucci viene abbandonato da chi prima era schierato tutto dalla sua parte e si trova solo nella fortezza assediata, dove però i giornalisti di Report ormai guardano altrove. Mail avvelenate, prese di distanza, tentativi di ricomposizione: accade di tuto ma sempre nell’area che tributava a Ranucci standing ovation su standing ovation.
Quel clima non c’è più e le sconfessioni si susseguono. Troppo pesanti per passare inosservate, aggiungendo così disagio a disagio. Roberto Saviano, di cui il giudice sottolinea come «non sia tacciabile di ostilità ideologica nei confronti » di Ranucci, punta il dito nella stessa direzione: «Il problema sta nel fatto che fra Ranucci e Lavitola non c’ è distanza, non c’è diffidenza, non c’è il sospetto come igiene professionale verso la fonte». E anche Santoro torna su un punto già indicato da Formigli: Lavitola confessa di aver commissionato l’attentato. Lui però va avanti come prima. « Questo è imperdonabile - la conclusione amara - imperdonabile». La crepa si è aperta dove nessuno se l’ aspettava, il capitale di stima si dissolve, la stella si spegne .
