C’è stato un tempo in cui Sigfrido Ranucci rappresentava una sorta di baluardo della sinistra italiana e anche di tutto l’arco costituzionale dei quotidiani del salotto buono nazionale. Quel tempo, però, sembra essere finito. Fa eccezione il solo Marco Travaglio, rimasto l’ultimo giapponese del ranuccismo. Non a caso fino a ieri il direttore del Fatto Quotidiano ha vergato un editoriale a difesa del giornalista: «Un altro mese così e Ranucci, anziché perderla, triplicherà la sua popolarità, per ora solo raddoppiata».
Sia come sia, il cambio di fase del sentiment dei media si è celebrato definitivamente ieri quando nella prima pagina di Repubblica è apparso un fondo firmato da Massimo Adinolfi dal titolo inaspettato: «Caso Ranucci, serve un limite al complottismo». L’autore dell’articolo mette in discussione l’ultima uscita del conduttore di Report: «Che necessità c’è di scomodare ipotesi complottiste internazionali, e di tirare in ballo Donald Trump e Steve Bannon, Jeff Bezos e Peter Thiel e i maneggi della destra israeliana e le reminiscenze della loggia P2?». Una domanda a cui Ranucci non ha risposto e chissà se risponderà mai.
Certo è che in questo quadro il Corriere della Sera, primo quotidiano nazionale, da giorni racconta l’affaire Ranucci-Lavitola con scrupolo evidenziando le criticità della posizione del giornalista che a questo punto rischia di non essere più lui il conduttore di Report anche perché la rete protettiva non c’è più. Il quotidiano di via Solferino ha anche pubblicato un’intervista a Selvaggia Lucarelli in cui la giornalista ha preso di mira Ranucci: « La tentazione di diventare un simbolo di purezza, di alimentare la retorica dell’eroe solitario contro il sistema, può essere molto seducente, soprattutto quando interno a questa auto-narrazione si crea un atteggiamento quasi fideistico. Il problema è che poi bisogna essere all’altezza di questa creazione dell’eroe senza macchia. E Ranucci, come tutti, non lo è». Si inseriscono in questo cambio di sentiment le parole di Milena Gabanelli, fondatrice di Report, che in un colloquio con il Giornale ha chiarito un concetto: «Report? Conta la squadra, non il singolo». Ranucci bocciato anche da lei. E mercoledì Ranucci ha passato la serata a inviare messaggi ai conduttori di Onda e ai presenti in studio, come il direttore del Domani Emiliano Fittipaldi, per precisare «che non ha mai detto che Lavitola è un caso psichiatra». Facce più che perplesse in studio. A dimostrazione che il cordone ombelicale della stampa progressista nei confronti di Ranucci sembra non esserci più.
