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Ranucci attacca la Rai e i suoi ex uomini di Report. Mottola: “Non mi farò trascinare in una lotta nel fango”

Nel mirino Filorosso e le dichiarazioni di Nerazzini, Mottola e Bellavia. L’affondo sull’inviato: “Non sa di cosa parla”. E tira fuori i compensi

Sigfrido Ranucci alla presentazione del libro: Chi comanda davvero? Poteri, privilegi, democrazia, nell'ambito di Terra, 3a Festa Nazionale di Avs a Roma, 9 settembre 2026. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Lo scontro su Report si consuma tra accuse di censura, contestazioni sui ruoli e affondi sui compensi. Sigfrido Ranucci replica sui social all’inviato Giorgio Mottola e agli ex collaboratori Alberto Nerazzini e Gian Gaetano Bellavia, le cui dichiarazioni al DIG Festival di Modena sono state riprese da Filorosso - il programma di Rai 3 condotto da Antonino Monteleone. Una resa dei conti che porta allo scoperto le tensioni intorno alla trasmissione.

Nerazzini ha contestato a Ranucci la presunta censura di tre inchieste, sostenendo inoltre che l’ormai ex conduttore non sarebbe un giornalista di sinistra. Ranucci respinge entrambe le contestazioni: “Premesso che, come giornalista, sono e devo essere libero di fare inchieste anche sulla sinistra — e Report ne ha fatte — quanto afferma Nerazzini è falso. Non ho mai censurato nessuno, anzi ho difeso ogni prodotto dei miei inviati, qualsiasi partito coinvolgesse: pago anche per questo”.

La replica entra nel merito dei lavori contestati. Per un’inchiesta sulle vicende di una palazzina milanese, Ranucci sostiene che non ci fossero le condizioni per procedere all’acquisto: “La Rai, da contratto, l’aveva già pagata. Da dirigente, ho evitato che la vicenda potesse mettere nei guai sia la Rai sia lo stesso Nerazzini. Di questo ho prove e testimonianze”.

Diversa la spiegazione sul servizio che coinvolgeva alcuni istituti religiosi. Secondo Ranucci, Nerazzini avrebbe voluto far intendere che la Procura di Milano non avesse voluto indagare i frati per autoriciclaggio. “Non lo feci, perché sarebbe stato un errore: il reato era stato inserito nel codice penale successivamente ai fatti contestati”, scrive, ricordando anche l’assoluzione definitiva dei religiosi. Poi aggiunge un riferimento alle raccolte di denaro tra colleghi: “Su altre vicende — come le collette che abbiamo fatto come gruppo per ricomprare a Nerazzini le attrezzature di produzione che risultavano rubate in diversi furti — preferisco tacere”.

Il tono si fa ancora più duro con Mottola, che aveva sollevato il problema del doppio ruolo di autore e conduttore, richiamando una direttiva dell’ex direttore generale Luigi Gubitosi. “Non sa di cosa parla”, l’affondo di Ranucci. E ancora: “Quella direttiva si ispirava a un principio sacrosanto, cioè che un direttore non può usare la propria posizione per procurarsi vantaggi economici autoassegnandosi una conduzione”.

L’ex volto di Report sostiene che nel suo caso sia avvenuto l’opposto: ricorda la nomina alla conduzione da parte di Daria Bignardi nel 2016 e quella a vicedirettore ad personam da parte di Franco Di Mare nel 2020, incarico svolto, precisa, senza indennità. Quindi rivendica la libertà concessa all’inviato: “È andato in onda liberamente più volte, anche con inchieste che mi sono costate attacchi durissimi da parte della politica”. Segue l’affondo sul piano economico: “Non gli è andata male nemmeno sul piano economico, visto che è arrivato a incassare circa 330mila euro l’anno vendendo le sue inchieste (costi di montaggio e trasferte compresi nel prezzo): la cifra più alta tra tutti gli inviati”. Una ricostruzione dei compensi che Ranucci utilizza per rispondere alle critiche sul proprio ruolo.

“Per rispetto della lunga e gloriosa storia di Report, non mi farò trascinare in una lotta nel fango”, replica dal canto suo lo stesso Mottola.

Infine Bellavia, che ha proposto a Mottola un’inchiesta su Ranucci una volta chiarita la vicenda Lavitola. “Ben venga”, risponde il giornalista, richiamando le intercettazioni emerse dagli atti relativi all’attentato. Secondo Ranucci, quei documenti dimostrerebbero il suo impegno in difesa dell’ex consulente: “Bellavia potrà scoprire con quanta forza mi sono battuto contro i tentativi di censura per difendere lui e il suo spazio dalle accuse di spionaggio mosse dai giornali di Angelucci, comprese quelle rivoltegli in trasmissione da Luca Barbareschi”. E conclude: “E con quanta forza mi sono battuto anche per realizzare l’inchiesta più completa possibile sul suo caso, contrariamente a quanto gli hanno fatto credere. È tutto agli atti”.

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