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“Rivolta sociale” e Bella ciao: lo show di Landini davanti a Mattarella

Il segretario della Cgil continua a portare la politica nei temi sindacali e rilancia la manifestazione del 17 per “difendere la Costituzione”, tema sempre verde

Anche quest’anno, dal segretario del sindacato Cgil Maurizio Landini è arrivata la chiamata per la “rivolta sociale”. Ancora una volta si cerca di dare fuoco alle ceneri per mero interesse politico sotto le insegne di un sindacato, che ha dimenticato i lavoratori e punta solo a far la guerra al governo. “Una rivolta sociale come noi pensiamo, democratica, pacifica”, ha detto ai microfoni a margine delle celebrazioni per i 120 anni della Confederazione. Eppure si sa che quando si fanno queste chiamate può succedere di tutto, tranne che la situazione resti democratica e pacifica. Com’è già successo senza che nessuno se ne sia assunto la responsabilità.

Il segretario della Cgil, che però parla come se fosse il leader di un partito e non della principale coalizione sindacale del Paese, sostiene che “c’è stata una prima rivolta sociale, perché al referendum per difendere la Costituzione la gente è andata a votare e l’ha bocciato. Fan finta tutti di fare sondaggi, ma c’è un atto concreto: dopo quattro anni, la prima volta che il governo ha provato a misurare il consenso su una cosa che ha fatto, la maggioranza del Paese gli ha detto che non va bene. Quindi io credo che la rivolta è proprio la partecipazione: tornare a votare, tornare a partecipare”. Eppure, per tutti i mesi della campagna, questa è stata una delle chiavi in cui non leggere il referendum, che era per la riforma della Giustizia e non per la Costituzione, perché non era un test di gradimento del governo, anche se la solita sinistra ha voluto leggerla in questo modo, ancora una volta, per interesse politico.

Stavolta l’appello di Landini è funzionale alla manifestazione chiamata per il 17 ottobre, alla quale ha invitato “tutte le persone a essere in piazza, perché difendere la Costituzione oggi vuol dire bloccare il prezzo della benzina, vuol dire aumentare i salari, vuol dire investire nella sanità, vuol dire investire nelle energie rinnovabili, vuol dire dire basta alla precarietà, vuol dire investire sulla scuola e lanciare un’idea, come ho detto oggi, come il nostro Presidente della Repubblica dice, che la nostra Costituzione non è razzista e vuole tutelare i diritti di tutte le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare”. Un evergreen della sinistra in questi quattro anni è quello della tutela della Costituzione, anche se non è chiaro da cosa. Chissà se Landini sarà nelle liste elettorali del Pd alla prossima tornata di voto o se continuerà a svolgere il ruolo di stampella politica esterna del partito guidato da Elly Schlein.

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