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Dal martirio alla soglia del ridicolo

Manca solo Gesù nella galleria di personaggi ai quali Sigfrido Ranucci si è paragonato, in un crescendo più wagneriano che rossiniano

Sigfrido Ranucci, durante il suo spettacolo teatrale "Diario di un trapezista" negli spazi dell'ex stabilimento Florio a Favignana, 28 agosto 2026. ANSA/Pamela Giacomarro (Report)

Pare lo abbiano visto ascendere, come il più modesto predecessore Nazareno, verso l’empireo del giornalismo che gli compete. D’altronde, stimmate a parte, del Messia ha tutti i crismi: uno tramutava l’acqua in vino, lui le accuse in fango.

Manca solo Gesù nella galleria di personaggi ai quali Sigfrido Ranucci si è paragonato, in un crescendo più wagneriano che rossiniano. D’altronde se uno si chiama come un invincibile uccisore di draghi norreno, è pacifico che sviluppi una certa ipertrofica coscienza di sé. Il problema è quando travalica un filo la realtà e il conduttore si pensa conducator.

Dall’inizio di questa vicenda, iniziata come Il Padrino e finita come un film di Bombolo, l’ego sotto steroidi di Ranucci ha avvertito l’esigenza di gonfiarsi ulteriormente. Non che prima ne difettasse, eh. Leggendo il suo libro La scelta, il sospetto che fosse iscritto all’Ordine dei Mitomani era già fondato, tra accostamenti a Superman e coiti multipli con stagiste attratte dal suo giubbottino nero da Fonzie del basso Lazio. Ma realizzare che ad avercela con lui non era il gotha del crimine, bensì un Lavitola alle vongole, è stato un duro colpo. A cui reagire con una sostanziosa iniezione di onnipotenza. E dunque via di paragoni modesti: vogliono farlo tacere come Piersanti Mattarella, Aldo Moro, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, vogliono (chi? Loro, le destre, le logge, la Spectre e Gargamella dei Puffi) fargli fare la fine di Giulio Regeni. Tutti davvero morti ammazzati da mafia, brigatisti e regimi, non fintamente vellicati da un Tavares qualsiasi.

Viene da chiedersi se ci creda davvero o se questo ridicolo auto-culto della personalità sia una strategia per rinsaldare la schiatta dei suoi fan e farsi dichiarare non del tutto sano di mente. Ma se per caso davvero questo novello Barone di Münchausen fosse convinto di essere volato sulla luna del giornalismo d’inchiesta a cavallo di una palla di cannone, beh c’è un’unica domanda da fargli: ma questa autostima immotivata dove si compra? No, perché se la servono tra gli antipasti freddi al ristorante «Cefalù», prenotiamo un tavolo anche noi.

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