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D’Alema si riprende la scena. Lo scopo? Sabotare le primarie

L’ex presidente del Consiglio organizza un incontro in Campidoglio con i sindaci rossi. L’idea è trovare un sostituto a Conte e Schlein. Elly si presenta a sorpresa, ma Max si siede a distanza

Massimo D’Alema in occasione della presentazione della presentazione della rivista Italianieuropei 3/2026 “governare le città, governare l’Italia”. Roma, Campidoglio Martedì 15 Settembre 2026 (Foto Mauro Scrobogna / LaPresse) Massimo D’Alema on the occasion of the presentation of issue 3/2026 of the magazine *Italianieuropei*, titled "Governing Cities, Governing Italy." Rome, Campidoglio, Tuesday September 15 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

È rimasto il grande vecchio che continua a dare la carte, a etero-dirigere le correnti della galassia democratica. Massimo D’Alema non ha mai cambiato postura: telefona, riceve, organizza convegni. Ufficialmente si tiene a distanza dalle cose di palazzo. Quando gli viene sottoposta una domanda sulle dinamiche interne alla stretta politica italiana, la risposta è sempre la stessa: «Mi occupo solo di esteri, sono appena stato in Cina. Cosa vuole che ne sappia di primarie, Pd, centrodestra, Meloni. Al più possiamo commentare gli ultimi risultati della Roma». Risatina e via. Vola alto, Max il Maximo. L’ultimo giro a Montecitorio risale al 2013. Sono passati 13 anni ma D’Alema è ancora lì e vuole incidere nella prossima tornata elettorale. E allora Max lavora sotto traccia a un disegno molto semplice: sabotare le primarie. «Il pericolo è che le primarie dividano gli elettori», teorizza da settimane. È la stessa tesi di Roberto Speranza, che si può ascrivere alla corrente dalemian-bersaniana. Anche l’ex ministro della Salute, intervistato dal Corsera, ha bocciato lo strumento delle primarie: «Sono un errore politico e vanno evitate».

Primarie no. E allora cosa? Vuole imporre il suo gioco. Raccontano di una corrispondenza di amorosi sensi tra il leader dei 5Stelle e D’Alema. Quest’ultimo ha apprezzato l’azione del secondo governo dell’avvocato del popolo. Inoltre, c’è una comune origine pugliese che non guasta, e poi ancora c’è una chimica scattata fin dal primo minuto. Anche perché Conte, che è uomo di mondo, utilizza i tasti giusti quando si ritrova davanti Max: «Presidente, noi ci capiamo». Il leader Maximo, in cuor suo, sogna che la sinistra unita e compatta si sieda al tavolo e trovi una soluzione che riesca a mettere insieme tutti. Per agevolare questo percorso, ieri D’Alema ha convocato tutti i sindaci rossi - alcuni dei quali in profumo di premiership - in Campidoglio per un convegno, organizzato dalla Fondazione Italianieuropei, dal titolo suggestivo: «Governare le città, governare l’Italia». Sfilano dunque i cosiddetti primi cittadini rossi: da Beppe Sala a Gaetano Manfredi, da Matteo Lepore a Roberto Gualtieri. Ed è questo l’altro disegno di D’Alema. Perché da questa rosa di nomi, nel caso in cui Conte e Schlein facessero il beau gest o comunque l’avvocato del popolo non riuscisse a spuntarla, verrebbe tirato fuori il terzo nome, quel profilo che dovrebbe mettere insieme la larghissima coalizione di centrosinistra. Tutto questo ha fatto fischiare le orecchie a Elly Schlein che a sorpresa si è presentata al convegno della rivista dalemiana. È stata accolta da un applauso e poi ha ascoltato gli alleati-rivali. Una mossa per ribadire che la leader del Pd e dunque del centrosinistra è lei, Elly. Sia come sia, tutto può ancora accadere in questa lunghissima campagna elettorale. Anche che riemerga un terzo nome come Gaetano Manfredi, già ministro di Conte e oggi sindaco di Napoli sostenuto dai 5Stelle, o come Roberto Gualtieri, primo cittadino della Capitale. Dettaglio: D’Alema si è seduto in platea tra Gualtieri e Manfredi. Un messaggio molto chiaro nei confronti di Elly. Anche se poi prende la parola e minimizza il suo attivismo: «Meglio alimentare le sciocchezze, perché si eliminano l’una con l’altra».

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