“L’odio nuove gravemente a chi lo prova”. All’ostilità risponde con ironia e intelligenza, Erri De Luca. E dà una lezione agli odiatori che lo martellano dal giorno in cui ha deciso di dire la (sua) verità sul sionismo e su Israele.
Aprendo la diciannovesima edizione della rassegna “Ebraica”, dedicata alla speranza, lo scrittore ha usato la stessa nonchalance con cui aveva commentato la sua esclusione da un festival letterario di Salerno, una epurazione che si era “meritato” semplicemente dicendo la sua, ragionando e manifestando qualche fondata perplessità sull’uso della parola “genocidio”, una formula ideologica usata da pro Pal, islamisti e sinistra per demonizzare Israele, lo Stato ebraico che De Luca non considera un mostro da abbattere, pur non condividendo – da uomo di sinistra, che è sempre stato e che ancora è - le scelte del governo in carica.
Non si è sottratto alle domande, arrivando all'incontro di inaugurazione della 19ma edizione del Festival Internazionale ospitato dal quartiere ebraico, dove ha dialogato con Maurizio Molinari, ex direttore di Stamp e Repubblica. “Non si boicottano gli scrittori, si boicottano i governi'' ha detto, commentando un caso simile al suo – la petizione per escludere lo scrittore israeliano Eskhol Nevo al festival di Polignano a mare, '”Libro Possibile”. E non ha fatto mancare le sue considerazioni sul Medio oriente, di uomo di sinistra appunto, ma poco incline al conformismo. “'Spero in una condizione di sconfitta militare di Hamas nel territorio di Gaza - ha detto - Ma per ottenere questo ci vuole una coalizione. Non si possono fare le elezioni col governo di un solo occupante, ci vogliono molti occupanti per partecipare alla rinascita di un popolo”.
Ma era la difesa delle parole il tema dell’incontro. ''Le parole diventano slogan e se non le adotti sei un traditore. Ma io utilizzo il mio vocabolario. La parola 'sionista' è diventata una parola esecrabile, coincide con il peggio dell'espansionismo. Per me il sionismo è semplicemente dire che Israele ha quello Stato''.
Oggi usa le formule della propaganda, chi difende il loro significato autentico – come sionismo – rischia l’ostracismo e la messa all’indice da parte di un certo ceto “culturale”, oltre che la tempesta di insulti dei leoni da tastiera sui social. “Da dietro uno schermetto uno spedisce i suoi post, e poi rimane dove è. Cosa c'è meno social di questo? Il fatto è che quando vedi la tua invettiva pubblicata hai una gratificazione enorme. Più è forte, più è insolente più c'è Soddisfazione. Per me questo è la spia di un malanimo, di sentimenti di varia disumanità''. Così Erri De Luca, nel corso del dialogo con Maurizio Molinari all'apertura della 19ma edizione del festival della cultura ebraica iniziato stasera a Roma, commentando gli insulti e le critiche via social arrivatigli per le sue recenti dichiarazioni in merito al conflitto israelo-palestinese.
''L'odio nuoce gravemente a chi lo prova, chi è odiato non se ne accorge proprio – ha aggiunto De Luca - Non do troppa importanza a questa discarica sentimentale di malumori e sentimenti. Ho detto a quelli che curano i miei social di non fare mettere i commenti sotto i miei post, né a favore né contro”.