Sergio Cola rilancia l’ipotesi del sospetto che Il Giornale aveva anticipato nei giorni scorsi: «È intuibile che dopo l’attentato Sigfrido Ranucci avesse capito chi fosse il mandante della bomba». Il legale di Valter Lavitola getta la pietra nello stagno, mentre annuncia che farà ricorso al Tribunale del Riesame dopo che la Gip Iole Moricca ha negato al suo assistito i domiciliari, ritenendo il movente fornito da Lavitola alquanto improbabile rispetto alle risultanze investigative. Cola apre quindi all’ipotesi che Mr Report avesse intuito la mano del suo amico dietro l’attentato del 16 ottobre scorso. Su quali basi Cola lancia il segnale? Elementi che sarebbero in mano alla difesa dell’ex direttore dell’Avanti che rischierebbe così di tirare dentro Ranucci. Navighiamo però ancora nelle campo delle ipotesi. E forse l’interrogatorio bis di Lavitola servirà proprio a questo: dare forza all’ipotesi di Cola. Portare elementi che suffragano l’ipotesi che Ranucci avesse capito. E in questa intuizione si inserirebbe anche il tentativo di Mr Report di finire un alibi all’amico che giustificasse la sua presenza un mese prima della bomba nei pressi della sua abitazione. Era la notte del 4 luglio, la sera della perquisizione, quando sul telefono Del faccia indi compare il numero del conduttore: una telefonata che gli investigatori riescono ad ascoltare grazie al fatto che Lavitola, mentre era in macchina con la compagna, abbia utilizzato il vivavoce. Questo prima che Lavitola scendesse dalla Toyota e proseguisse la conversazione senza più riuscire ad essere intercettato, avendo utilizzato una linea con crittografia più avanzata. Che cosa si sono detti? E perché Ranucci, nelle due deposizioni, quando indicava le diverse piste agli inquirenti, non ha mai fatto il nome del faccendiere? Ha indicato la pista del Cantiere Navale Vittoria, quella della criminalità organizzata, degli albanesi. Ma nessun segnale che potesse portare gli inquirenti nella direzione del proprio «cerchio magico». Ora si attende il nuovo interrogatorio di Lavitola che avrebbe, secondo quanto fa trapelare il suo legale, intenzione di chiarire gli aspetti ritenuti «fumosi» dalla magistratura. «Riteniamo che siano motivazioni corrispondenti alla verità. Anche se poi come effetto collaterale l’attentato ha incrementato la popolarità di Ranucci», dice in serata Cola al Tg1, sottolineando come l’effetto visibilità di cui parlavano Lavitola e Ranucci relativamente al sondaggio e, quindi, alla discesa in politica del conduttore, si sia comunque verificato. Ma il tema politico resterebbe centrale per la Procura e lo si evince anche dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip per Lavitola e per il suo factotum Clesio Gomes Tavares che è ancora latitante in Africa (sembrerebbe non più in Camerun). Anche se quest’ultimo, che non si comprende se abbia realmente intenzione di fare rientro in Italia, oggi sembra che sentirà il proprio legale scelto dalla compagna Gelsomina Tuorto.

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