Due preti di strada Ma uno faceva opere l'altro polemiche

Fede contro ideologia, testimonianza contro presenzialismo I riti di ieri rispecchiano le vie opposte percorse da Gallo e Puglisi

Erano ciottoli diversi quelli calpestati da don Gallo e don Puglisi, tra i preti di strada più conosciuti di questi nostri tempi. Ciottoli duri di strade accidentate. Frequentate dai derelitti e dai «percossi dalla vita» o battute dai ragazzini tentati dalle mafie. Due preti sociali, come si dice. Due preti impegnati. Due uomini di Chiesa sulla frontiera dell'emarginazione. Quanto diversi, don Andrea e padre Pino, lo si è visto anche ieri, in un giorno di riti celebrati faccia al mare, lontanissimi tra loro. Nella comunità di san Benedetto al Porto, per mantener fede alla tradizione di officiare i funerali dei suoi preti, c'era Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e capo della Cei. A Palermo ottantamila persone hanno assistito all'elevazione agli onori degli altari del parroco del Brancaccio ucciso da Cosa nostra, era il 15 settembre 1995, e proclamato beato da Benedetto XVI nel giugno scorso per martirio «in odio alla fede». Diversissime anche le rappresentanze pubbliche. Istrionico, presenzialista e amante dei riflettori, meglio se illuminati dall'ideologia sinistra o almeno radical chic, l'ex salesiano genovese aveva in prima fila per l'ultimo saluto militanti No Tav, sindaci della Val di Susa, Alba Parietti, il segretario Fiom Maurizio Landini, Dori Ghezzi, Shel Shapiro e Vladimir Luxuria. La ribellione e la protesta ben spruzzate di glamour. Mite e silenzioso ma indomito e concreto nella lotta alle mafie, «3P» - il soprannome delle iniziali - aveva ad acclamarlo tra la gente comune il presidente del Senato Pietro Grasso, i ministri dell'Interno Angelino Alfano, della Giustizia Annamaria Cancellieri e della Funzione pubblica Giampiero D'Alia. La normalità e le istituzioni dello Stato.
Le strade battute da padre Pino e don Andrea portavano, almeno in apparenza, in direzioni diametralmente opposte. Da una parte la fede, dall'altra l'ideologia. Il segno della croce e il pugno chiuso. Il catechismo delle vocazioni e le manifestazioni del gay-pride. Le prediche sul sagrato contro Cosa nostra e le celebrazioni pro Chavez con la bandiera venezuelana sull'altare. Da una parte il tifo delle star della musica e del varietà, da Beppe Grillo a Vasco Rossi, da Celentano a Piero Pelù. Dall'altra il silenzio dell'antipersonaggio che lavorava sulle anime.

«Peccato che don Gallo sia un prete. Se fosse un politico avremmo trovato il nostro leader», scrisse Loris Mazzetti, parlando del centrosinistra nel libro pubblicato con lui. L'ideologia invadeva di continuo le esternazioni del prete genovese amico di De Andrè e elettore di Nichi Vendola alle primarie del centrosinistra. Anche ieri il «Bella ciao» cantato a squarciagola dai militanti dei centri sociali ha sovrastato l'omelìa del cardinal Bagnasco. A volte sono certi sponsor maldestri a schierarti più di quanto vorresti su sponde estreme. Quelli di don Gallo erano i centri sociali e il Fatto quotidiano che il giorno della morte gli ha dedicato titolo d'apertura e parecchie paginate. È dovuta intervenire la sua segretaria personale («Così non rispettate la memoria e l'insegnamento di don Gallo. Lui credeva nella Chiesa e ne aveva un rispetto profondo») per interrompere i cori fuori posto, far tornare il silenzio e riprendere la celebrazione. Il rivoluzionario don Gallo aveva sempre alzato la voce, si era schierato dalla parte degli omosessuali e in favore della liberalizzazione delle droghe leggere. Ma nella sua Genova, fucina d'intelligenze e gerarchie ecclesiastiche, non aveva mai rotto con i superiori, da Siri a Bertone fino a Bagnasco, che gli aveva fatto visita anche pochi giorni prima che si spegnesse.

«Sì, ma verso dove?» era il motto di padre Puglisi. «Qual è il senso della nostra esistenza?», chiedeva ai ragazzini. Con la forza della testimonianza e della condivisione il prete antimafia aveva tolto dalla strada i bambini affascinati dai boss e pronti ad arruolarsi nel racket. Al cristianesimo non serve il supporto dell'ideologia, faceva capire «3P». La fede in Gesù è da sola garanzia di liberazione. E così, due anni prima dell'agguato sulla porta di casa, aveva fondato al Brancaccio il centro «Padre nostro». Per dedicarsi a tempo pieno all'educazione e all'insegnamento, alla formazione dei preti e all'evangelizzazione. Che fosse lui il vero rivoluzionario?

Commenti

dinross

Dom, 26/05/2013 - 08:52

Un grazie per quello che ha fatto don Puglisi dell'l'altro...non dico cosa penso di lui...

viento2

Dom, 26/05/2013 - 09:25

infatti Don Puglisi è stato Beatificato il don Gallo tra un paio d'anni non rimaranno tracce

Ritratto di Roberto53

Roberto53

Dom, 26/05/2013 - 09:32

Padre Pino Puglisi, a causa della sua intensa opera di evangelizzazione e di promozione umana, subì una serie di minacce via via sempre più gravi dalle cosche mafiose del territorio palermitano, che vedevano nell'esercizio del suo ministero sacerdotale un serio ostacolo ai loro progetti criminali. Meglio non mischiare le cose serie con il circo rosso scatenato in vita e in morte da un tizio che scambiava la Santa Messa per un comizio e sventolava in chiesa la bandiera rossa, simbolo dittatoriale di oppressione e di morte, di materialismo e di annullamento della persona, cantando Bella ciao.

guidode.zolt

Dom, 26/05/2013 - 10:07

Sì, era Lui il Vero Rivoluzionario...Don Puglisi! Don Chicchiricchì era più un quaquaraquà...!

Ritratto di scepen

scepen

Dom, 26/05/2013 - 10:21

concordo pienamente con quanto scritto da Roberto53 Roberto53 Dom, 26/05/2013 - 09:32 Padre Pino Puglisi, a causa della sua intensa opera di evangelizzazione e di promozione umana, subì una serie di minacce via via sempre più gravi dalle cosche mafiose del territorio palermitano, che vedevano nell'esercizio del suo ministero sacerdotale un serio ostacolo ai loro progetti criminali. Meglio non mischiare le cose serie con il circo rosso scatenato in vita e in morte da un tizio che scambiava la Santa Messa per un comizio e sventolava in chiesa la bandiera rossa, simbolo dittatoriale di oppressione e di morte, di materialismo e di annullamento della persona, cantando Bella ciao.

Totonno58

Dom, 26/05/2013 - 10:35

Io provo più ammirazione e motivo di riflessione dalla figura di Don Puglisi...ma rispetto profondamente anche le scelte di Don Gallo(che non faceva solo polemiche, tutt'altro!)...guardare oggi a queste due figure così diverse tra loro ci fa comunque bene, ci fa capire che la Chiesa non è un esercito monolitico, ma una realtà quasi di Grande Famiglia, con tante voci diverse e questo trova dimostrazione anche nelle parole di grande affetto che il Card.Bagnasco ha pronunciato nei confronti di Don Gallo, sorridendo con commiserazione ai fischi di quegli idioti...

Ritratto di Izdubarino

Izdubarino

Dom, 26/05/2013 - 10:37

Bravo Maurizio Caverzan! Un ottimo articolo-verità.

MMARTILA

Dom, 26/05/2013 - 11:03

Il Diavolo e l'acqua santa...stabilite voi i ruoli che si adattano ai due religiosi...io ho ben chiara l'associazione.

alberto_his

Dom, 26/05/2013 - 11:10

Due autentici e coraggiosi interpreti del vero messaggio Cristico. Onore a entrambi.

treumann

Dom, 26/05/2013 - 11:23

ringrazio di cuore l'autore di questo articolo; non potrei riconoscermi di più nelle sue riflessioni. Bravo Caverzan.

efferaia

Dom, 26/05/2013 - 11:43

Buongiorno secondo voi perché Ciotti era a Genova e non a Palermo? Grazie

Giunta Franco

Dom, 26/05/2013 - 11:57

Condivido tutto quanto scritto !!! Don Gallo, se non ci fosse stato quel 'don' davanti al suo nome, non era nessuno.

Ritratto di dbell56

dbell56

Dom, 26/05/2013 - 12:20

Don Puglisi............. Don Gallo............Papa Francesco........... è questa la meraviglia della Chiesa condotta dallo Spirito Santo e dell'insegnamento di Gesù Cristo! E non è ciò stare addirittura avanti con i tempi rispetto ad oggi? Il Vangelo è la vera parola è la vera sorpresa. Il resto sono solo chiacchere!!

moichiodi

Dom, 26/05/2013 - 12:22

caverzan, un poco di autocoscienza. da quale pulpito credi di poter contrapporre due figure di carattere diverso, ma entrambe positive che hanno fatto cose positive ciascuno a modo loro ed in contesti diversi. pace all'anima loro. forse sarebbe meglio stare lontani dal creare contrapposizioni di dubbio gusto e di dubbia fondatezza, ma il giornale campa solo su questo sport preferito: mettere gli uni contro gli altri.

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Il corvo

Dom, 26/05/2013 - 13:50

Ci fossero tanti don Puglisi e altrettanti don Gallo. Tra loro non ci sarebbe stata incomprensione, lavoravano entrambi per il bene della gente.

Ritratto di xulxul

xulxul

Dom, 26/05/2013 - 13:52

Qualche nota a margine ala pagliacciata di ieri, ampiamente prevedibile. Un vero prete di strada è don Benzi. Questo sì rivoluzonario come don Puglisi del resto. Rivoluzionari perché obbedienti alla chiesa e al papa. I vari ciotti, mazzi sono purtroppo preti ma senza svolgere il ministero lonro proprio: preoccuparsi della salvezza delle anime attraverso la celebrazone dei sacramenti, la preghiera e l'ascesi. Il resto sono baggianate per nutrire l'ego smisurato ri questi narcisi, che se ne sbattono altamente degli ultimi, categoria creata a tavolino perché organica alla deleteria ideologia marxista.

killkoms

Dom, 26/05/2013 - 14:48

2 preti da strada,ma uno è morto in tarda età nel suo letto,e la'ltro è stato invece assassinato!il che la dice tutta su chi era il vero rivoluzionario!

Ritratto di Agrippina

Agrippina

Dom, 26/05/2013 - 16:05

due uomini esemplari,da atea mi levo il cappello.

ruggero1955

Dom, 26/05/2013 - 16:06

Dott. Caverzan, non sono d'accor4do con l'articolo lei avrà avuto le sue ragioni ma crede giusto il confronto Don Gallo-Don Puglisi lei crede che gli Italiani di buon senso non notano la forzatura però la mia è solo un opinione le riporto un pensiero di Don Gallo tratto dal libro "come un cane in chiesa: "Da “Come un cane in Chiesa” di Don Andrea Gallo. Le parola di Gesù sono sovversive, indomabili, rivoluzionarie soffocano nelle sagrestie e respirano sul marciapiede. Mi ritengo un partigiano del Vangelo- oltre che della Costituzione Italiana- e,proprio in virtù del Vangelo che amo, mi permetto talvolta di fare un po’ il ribelle e di alzare la voce per richiamare i credenti, per gli uomini di Chiesa e tutte le persone di buona volontà a un ascolto più attento del messaggio universale dell’uomo di Nazareth. Con i migliori saluti Dott. Caverzan Buon lavoro.

mariolino50

Dom, 26/05/2013 - 16:38

Onore a don Puglisi, ma non vedo perchè dovete infamare uno che la pensava in modo diverso da voi, o siete voi che volete il pensiero unico.

The lion

Dom, 26/05/2013 - 16:39

DON PUGLISI, IMITATORE DI CRISTO NELLE PAROLE E NEI FATTI. GIUSTAMENTE BEATO. DON GALLO, IMITATORE DI MARX E DELLA SINISTRA PEGGIORE NELLE PAROLE E NEI FATTI. GIUSTAMENTE DIMENTICATO.

APG

Dom, 26/05/2013 - 17:27

@ efferaia - Perchè don ciotti è un altro del quale dopo morto non rimarranno tracce.

andrea24

Dom, 26/05/2013 - 19:12

La Chiesa è Chiesa quando segue Cristo nella Croce,non quando si siede ai salotti di LA7...Anche certi miliardari atei sono "filantropi"(di esempi se ne possono citare parecchi),la Fede è un altra cosa,è l'essenza stessa della Chiesa e della sua Dottrina millenaria.Paragonare inoltre il defunto Gallo anche ad un semplice concetto filantropico,è una offesa persino al filantropismo.

andrea24

Dom, 26/05/2013 - 19:20

Don Gallo ha soltanto contribuito a confondere la Chiesa,e più che omaggiarlo bisognerebe implorare pietà a Dio,qualora si fosse credenti,altrimenti è solo religione "culto dell'uomo" sulla scia dell'anticristianesimo.