Restano alte tensioni e la polemiche per la morte di Abderrahim Fakir. Si è aperto con un minuto di silenzio, con i manifestanti in ginocchio con il pugno chiuso verso il cielo, ricordando George Floyd, il corteo da duemila persone al Pilastro, organizzato per chiedere ‘giustizia per Fakir’. A una settimana dagli scontri con le forze dell’ordine seguiti alla piazza convocata dal primo cittadino Matteo Lepore, sono sfilati in modo pacifico, con un dispositivo di sicurezza a distanza nonostante l’allerta fosse massima, slogan come ‘omicidio di Stato’, ‘basta razzismo istituzionale’, ‘siamo tutti antifascisti’. È intervenuta al telefono da Casablanca anche la moglie di Fakir, che ha ribadito la richiesta di giustizia. La famiglia ha anche avviato una raccolta fondi per le spese legali. Un rappresentante della comunità marocchina ha chiesto che via Svevo, dove è morto il 42enne, cambi nome e ‘diventi via Fakir, e che mettano una targa con il nome di nostro fratello che è stato assassinato’.
Il clima resta questo. E al sindaco di Bologna la Prefettura di Bologna ha deciso di assegnare la scorta - composta da un agente - in seguito alle minacce arrivate via social nei giorni scorsi. Per Michele de Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, un sindaco sotto scorta è una ferita per la democrazia. Ma interviene anche il sindacato Sim carabinieri che propone non solo che a fare da scorta al sindaco siano i vigili urbani ma chiede anche di valutare una protezione per i poliziotti coinvolti nel caso Fakir. ‘Esprimiamo solidarietà di fronte a qualsiasi minaccia ma riteniamo doveroso porre l’accento sulla corretta gestione delle risorse e sulla parità di tutela per chi serve lo Stato, scrivono in una nota. C’è profonda preoccupazione - aggiungono - per il clima d’odio e per le gravi minacce social ai danni dei colleghi. Chi protegge questi servitori dello Stato e le loro famiglie? Sono forse operatori di categoria inferiore rispetto a chi ricopre ruoli politici?’.
Sul caso l’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, Matteo Zuppi, ricorda che chiedere giustizia non vuol dire condanna, ma accertamento dei fatti e giudizio equo sulle responsabilità». Intanto si analizzano immagini e frame di video, per cercare di capire come si sia originata la chiazza di sangue che in un video si vede sotto la testa di Fakir. Per il legale della famiglia. Fabio Anselmo, ci sarebbe una sola spiegazione: E’ stato picchiato. Per quello dei poliziotti, Gabriele Bordoni, l’uomo si sarebbe procurato quella ferita strisciando sull’asfalto nel tentativo di liberarsi. In un video estrapolato dalla bodycam e mostrato dal Tg1, si vedrebbe il poliziotto con una una mano sotto la testa Fakir per evitare il contatto con l’asfalto. Fakir all’improvviso si sarebbe divincolato mordendo a una gamba l’agente e ferendosi alla testa. Ma per il legale della famiglia non è così.
