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E Greta Thunberg aizza i giovani: “Ribellatevi”

L’attivista in Campania assieme alla pro Pal Albanese, che attacca il governo Meloni

Greta Thunberg e Francesca Albanese al Festival Marea Village. Napoli 10 Ottobre 2026 ANSA/CESARE ABBATE

Per Johnny Stecchino il problema di Palermo è il traffico. Per Greta Thunberg, ieri a Napoli per la prima volta e i napoletani non vedevano l’ora, il problema è che «la città e l’area non sono pronte ad affrontare il cambiamento climatico». Ecco, finalmente qualcuno che ha centrato il punto. «Le condizioni non faranno che peggiorare», ha detto Greta, riferendosi a Napoli, «e quindi la città dovrà armarsi per affrontare questa problematica». L’ambientalista, riconvertitasi pro Pal perché dal 7 ottobre 2023 va più di moda e poi tra gli esperti di ambiente c’è già Angelo Bonelli Greta dicevamo ieri era spasso per Napoli con Francesca Albanese, la non avvocato esperta di territori palestinesi. Ci arriviamo subito. Prima riferiamo ancora di Greta la quale si è rivolta ad altri giovani con altrettanto tempo libero: «Il mio messaggio ai giovani è di non avere paura di essere arrabbiati, bisogna canalizzare la rabbia e il disappunto e utilizzare quella rabbia per riprendersi ciò che di diritto spetta alle nuove generazioni. La mia generazione», ci ha informati la Thunberg, «ha visto in prima persona gli effetti di quello che accade dal punto di vista climatico e ambientale ma si è sentita dire, da chi ha provocato quei disagi e problemi, che bisognava costruirsi un futuro. In quel momento, chi diceva questa cosa, il futuro lo stava rubando». Per fortuna ce l’ha restituito Greta Hood.

Greta e l’Albanese hanno parlato dallo stesso palco all’ex base Nato di Bagnoli. L’evento era «Contro il militarismo e il genocidio, per un manifesto di resistenza e libertà nel Mediterraneo». Ecco l’Albanese, (loro) signora dei pro Pal: «Il richiamo alle istituzioni perché rispettino il diritto internazionale non è un invito ad atti caritatevoli nei confronti della Palestina, è un obbligo: questo Paese, come il resto della comunità internazionale, deve smettere di fornire le armi ad Israele. Il fatto che ci comportiamo come colonia degli Stati Uniti non è una giustificazione. Siccome le istituzioni non sembrano recepire l’urgenza di rispettare quest’obbligo - attenzione - «dobbiamo ricordarlo noi in qualità di cittadina attiva».

Albanese ha commentato l’assegnazione del Nobel per la pace a Navi Pillay, avvocato (lei sì) anti-israeliano: «È un riconoscimento a chi ha detto no al genocidio». Strano che nessuno dia un Nobel all’Albanese. AlGon