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E il Campo largo va a prendere lezioni dalla Cgil di Landini

Il sindacato detta la linea. Pd, Avs e 5S assicurano: saremo in piazza il 20 novembre

Riccardo Magi, Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Maria Elena Boschi e Maurizio Landini durante l’Assemblea di programma della Cgil al Teatro Brancaccio, Roma, Giovedì 5 novembre 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Riccardo Magi, Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Maria Elena Boschi and Maurizio Landini during the Cgil trade union program assembly at the Teatro Brancaccio, Rome, Thursday, November, 5, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

Tutti i campolarghisti sono convocati alle 4 del pomeriggio da Maurizio Landini, segretario della Cgil e leader ombra della sinistra italiana. E, va da sé, tutti rispondono alla chiamata. Presenti anche i renziani. La location è il Teatro Brancaccio, considerato uno dei luoghi iconici della sinistra romana.

Lì si tiene l’assemblea del programma del sindacato rosso che diventa un momento ghiotto per gli azionisti della coalizione progressista visto che la macchina della Cgil è in grado di portare in piazza un milione di persone e dunque di mobilitare elettori. La parola d’ordine è programma, perché è necessaria una piattaforma per costruire un’alternativa alla destra italiana. Ma la parola nascosta è un’altra: primarie. Perché è vero che prima dovrebbero definire il perimetro e i contenuti del programma ma è anche vero che quest’ultimo dovrà essere tagliato su misura per il vincitore delle primarie. Marco Damilano, conduttore del Cavallo e la Torre su Raitre e columnist del quotidiano il Domani, considerato una sorta di portavoce di Elly Schlein, dirige il dibattito a cui prendono parte: Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni per Alleanza Verdi e Sinistra, Riccardo Magi per + Europa, Giuseppe Conte per il M5S e ovviamente Schlein in rappresentanza del Nazareno. Ecco alcuni titoli. Landini propone la cancellazione della legge Bossi-Fini. Proposta che piace a Magi perché «la Bossi-Fini produce marginalità, irregolarità». C’è entusiasmo in sala e sul palco per la debacle di Trump e dei repubblicani d’America.

Tutto questo, secondo Boschi, «dà fiducia per il futuro». Ma la renziana manda un avvertimento agli alleati: «Hanno vinto i democratici perché sono stati uniti e compatti e perché hanno valorizzato le differenze». Ecco, le differenze restano.

Ad esempio, sulla famosa patrimoniale.

Per Fratoianni è indispensabile: «Una tassazione su grandissime ricchezze è una proposta di buonsenso, sono 50mila italiani su 60 milioni». Si oppone Giuseppe Conte: «Come mai dove è stata fatta non ha portato risorse alle casse dello Stato?» E va da sé nutre dubbi sulla patrimoniale anche l’ex ministra Boschi. A questo punto Bonelli ha un’idea: «Chiamiamola contributo solidarietà che non spaventa». Tutto risolto? Non si direbbe.

Perché il solito Bonelli evoca la reintroduzione dell’abuso di ufficio. Anche qui qualche perplessità si annida. Ma non importa. Essere qui, significa solo accarezzare la Cgil e la macchina del sindacato rosso. E non a caso Schlein, che mira a vincere le primarie e a sfidare Giorgia Meloni, prova a toccare le corde giuste in modo da conquistare Landini e la platea: «Noi dobbiamo ricominciare a fare la sinistra e così riaccenderemo quella speranza». E allora tutti in piazza il 20 novembre per lo sciopero generale.

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