Come ampiamente preannunciato da Il Giornale, nella giornata di oggi la Rai ha comunicato il sollevamento di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report. La decisione era nell’aria, il vicedirettore di Rai 3 è anche nel mezzo di un approfondimento da parte del Comitato Etico e le indagini in corso sull’attentato subito hanno convinto l’azienda di Stato a compiere questo passo. Ovviamente, Ranucci resterà in azienda con altro incarico, se lo vorrà. Immediata l’alzata di scudi da parte della sinistra, in particolare del M5s, che ha sempre avuto un feeling particolare con l’ex conduttore di Report.
“Purtroppo era già scritto, perché la destra ha ottenuto esattamente quello che era il suo obiettivo. Dopo anni di attacchi e di querele a Ranucci e a una trasmissione ritenuta scomoda come Report, arrivano oggi all’obiettivo di farla saltare. TeleMeloni non ha nemmeno aspettato che i magistrati facessero chiarezza e luce su quanto accaduto, e questa credo che sia la migliore dimostrazione che l’obiettivo era uno solo ed era ben prima di questa vicenda giudiziaria, cioè far saltare Report. Questo evidentemente era l’obiettivo”, ha dichiarato la segretaria del Pd, Elly Schlein. “È un ‘editto Meloni’ perché è tutto governato da Palazzo Chigi. Vi faccio nomi e cognomi come è mia abitudine: Giorgia Meloni e Fazzolari è tutto costruito e congegnato lì. Dovevano mandar via Ranucci perché si sono preparati con Telemeloni ad affrontare la campagna elettorale”, sono le parole di Giuseppe Conte, presidente del M5s, a Lucera, in provincia di Foggia, durante la presentazione del suo libro Una nuova primavera. “Oggi lo stato dell’informazione in Italia è peggiore anche rispetto ai tempi di Berlusconi”, ha aggiunto, sostenendo che “con la scusa che c’era l’egemonia della sinistra hanno iniziato un’opera sistematica per conquistare tutti gli spazi in Rai. Non fanno prigionieri, hanno occupato tutto. Oggi il 90% dell’informazione stampa e tv è controllata direttamente o indirettamente da palazzo Chigi. Rimaneva Report”.
“Aver fatto fuori Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report era un obiettivo di questo governo e oggi lo hanno portato a termine. Non abbiamo nulla contro i giornalisti indicati per la conduzione, ma queste modalità rappresentano un vero e proprio golpe. Non solo si fa fuori quello che fino a prova contraria resta una vittima, ma non c’è stato alcun reale coinvolgimento della redazione”, ha dichiarato la senatrice M5S Barbara Floridia, già presidente della commissione di vigilanza Rai, che ha azzardato anche l’esistenza di un supporto “editto Meloni” arrivando a dare una sorta di aut-aut per la maggioranza: “Da oggi quando la maggioranza verrà a parlarci di ricostituire la commissione di vigilanza, le nostre barricate saranno ancora più alte. Nessun dialogo con chi ha messo in piedi e portato a termine questa operazione brutale, autoritaria e fascista. A chi dentro la Rai guarda con sgomento quello che sta accadendo diciamo di tenere duro: manca poco e i responsabili di questo sfacelo dovranno fare le valigie”.
I parlamentari M5s in commissione di Vigilanza Rai hanno rilasciato una nota congiunta accusando apertamente il governo sostenendo che “l’obiettivo di Giorgia Meloni era quello di distruggere Report nell’anno elettorale e lo ha fatto. Più si avvicinavano le elezioni più il progetto si faceva chiaro: annichilire il giornalismo d’inchiesta, quello vero, che indaga chi è al potere. Probabilmente si vergognano loro stessi di quello che hanno fatto visto che hanno impedito agli utenti di commentare la notizia sui social ufficiali della Rai”.
Walter Verini, Capogruppo del Pd in Commissione Antimafia sostiene che “togliere Ranucci da Report significa colpire una trasmissione coraggiosa, spesso urticante - verso tutti - ma indispensabile per il servizio pubblico e la stessa democrazia. Questa destra non sopporta quei controlli, quei pesi e contrappesi e quei contropoteri tipici, come il giornalismo d’inchiesta, di una democrazia liberale”. Il vicedirettore, prosegue l’esponente dem, “ha sbagliato a frequentare un personaggio come Lavitola. Ma i fatti sono che questa frequentazione non ha influenzato mai i contenuti della trasmissione e che ha prodotto un attentato di cui Ranucci è stato vittima. L’impressione, più di una impressione, è che si pratichi una sorta di regolamento di conti e di indebolimento di una trasmissione che deve invece essere difesa e sostenuta”. In una nota congiunta, i deputati e leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni accusano il centrodestra perché, dicono, “la Rai punisce quella che, fino a prova contraria, resta la vittima di un attentato e colpisce uno dei pochi spazi del servizio pubblico che ancora svolgono un giornalismo d’inchiesta libero e indipendente. Non c’è stato, inoltre, alcun reale coinvolgimento della redazione, costretta ad apprendere la decisione dalle agenzie e ora pronta ad abbandonare in blocco il programma. Presutti e Piervincenzi sono due ottimi professionisti e nei loro confronti non c’è alcun pregiudizio. È evidente che la destra ha usato la vicenda dell’attentato per far demolire Report”.
In una nota, i consiglieri di amministrazione della Rai Roberto Natale, Alessandro Di Majo e Davide Di Pietro scrivono che “l’Ad che ha rivendicato come un successo la perdita di pubblico di Rai3 infligge oggi un colpo durissimo a una delle trasmissioni d’inchiesta più importanti e seguite del servizio pubblico. Una decisione che colpisce uno dei programmi di approfondimento che, negli anni, ha garantito alla Rai risultati rilevanti sia in termini di ascolti sia di raccolta pubblicitaria. Non intendiamo entrare nel merito dei nomi scelti per la nuova conduzione, né trasformare questa vicenda in un giudizio sulle persone”. ll punto, dicono, “per noi rimane quello che abbiamo posto nelle scorse settimane - proseguono - quali siano le ragioni concrete e adeguatamente motivate che hanno portato alla rimozione di Sigfrido Ranucci. Se l’azienda non è stata in grado di dimostrare un’influenza di Valter Lavitola sui temi e sui contenuti di Report, non si comprende su quali elementi sostanziali e verificabili si fondi la decisione assunta. E se tali elementi non esistono, diventa inevitabile registrare l’aderenza aziendale alle richieste di una parte politica. L’Ad si è assunto una responsabilità molto grave: quella di interrompere, senza ragioni che ad oggi ci risultino adeguatamente dimostrate, una storia aziendale e professionale di grande successo, mettendo in discussione un gruppo di lavoro che ha contribuito per anni alla credibilità e alla riconoscibilità del servizio pubblico. Una decisione che, oltre a provocare evidenti tensioni all’interno di Report, rischia di esporre la Rai anche a possibili contenziosi e responsabilità in sede giudiziaria. Per questo riteniamo che quanto sta accadendo rappresenti un grave errore strategico ed editoriale, oltre che un atto di profondo autolesionismo per il servizio pubblico”.
Il sindacato Usigrai è intervenuto nella polemica dichiarando che “il marchio Report è un patrimonio della Rai e di chi ci lavora, e merita scelte condivise. Anche per questo i vertici Rai non possono liquidare la sostituzione di Ranucci con una riga di comunicato ma devono spiegare i motivi per i quali hanno deciso il suo allontanamento. Chiediamo quindi all’azienda di non venir meno al confronto e all’ascolto con una redazione che va innanzitutto tutelata dagli attacchi di una certa politica, che mira a distruggerne la credibilità perché teme il giornalismo d’inchiesta”. Quindi, facendo eco alle parole dei redattori della trasmissione, chiede “una scelta condivisa anche per rispettare e tutelare la professionalità e la serenità dei due colleghi oggi indicati dall’Azienda per la conduzione”. A questo proposito, Usigrai fa notare all’Azienda come abbia ”ben poco da vantarsi sulla selezione interna come ha fatto nella nota diramata alle agenzie. Ricordiamo infatti come in fase di trattativa sindacale sia stata faticosamente ottenuta, e solo dopo ripetute richieste di Usigrai, la previsione di un numero di assunzioni nei programmi. Proprio quelle di cui ora i vertici Rai fanno un vanto, ma che senza il nostro intervento non avrebbero mai realizzato”.
Di segno opposto le parole di Maurizio Gasparri, membro della Vigilanza Rai, per il quale “oggi sarebbe troppo facile infierire su Ranucci. Abbandonato anche dai suoi redattori che tra la fedeltà al capo e i compensi (certo comprese spese di produzione, come previsto) hanno optato per i secondi. Il problema non è l’avvicendamento, ma la quantità di fanfaluche mandate in onda da Ranucci e da Report. Tutti abbiamo solidarizzato dopo l’attentato, facendo la cosa giusta e doverosa. Poi oggi leggiamo che un amico di Ranucci aveva incaricato alcuni presunti camorristi di fare ‘nu cinema’, pure a basso prezzo, abbiamo letto di tremila euro per tutta la ‘banda’. Aspettiamo le inchieste sullo scandalo Lavitola-Ranucci da parte di Report. I soldi non mancano a quanto abbiamo letto”. Paolo Zampolli, emissario di Donald Trump, ha dichiarato che la “conclusione inevitabile visto quello che è emerso in questo periodo sui reali interessi di Ranucci nel modo di condurre le inchieste. Ho provato sulla mia pelle cosa significhi essere bersaglio di servizi di natura politica per colpire i miei rapporti con Trump e quelli del mio presidente con il governo Meloni. Per me non cambia nulla. Ho rifiutato ogni forma di puntata riparatoria dando mandato all’avvocato Maurizio Miculan di agire sia in sede civile che in sede penale contro Ranucci e il suo staff di Report. Ho la massima fiducia nella magistratura italiana. Attendo con serenità le decisioni della stessa”.
