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“È una falsa rappresentazione”. Il candidato di Vannacci a Milano attacca la Resistenza

Il generale Carmelo Burgio sostiene che sia stata “contrabbandata una storia della Resistenza per poter giustificare la tesi che il fascismo fosse il male assoluto”

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Roberto Vannacci è stato il primo ad annunciare il candidato sindaco di Milano per il 2027: è Carmelo Burgio, generale dell’esercito, che Vannacci ha presentato come risolutore per i problemi della città, a partire dalla sicurezza. In un testo affidato a “In Lucca Veritas”, Burgio ha lodato la postura di Giorgia Meloni su fascismo e antifascismo sul New York Times, al quale ha riferito che “il fascismo è stata un’epoca particolarmente complessa. Chiaramente, se guardiamo a questa storia oggi, è una cosa. Se l’avessimo vista stando nel mezzo di quegli eventi, probabilmente l’avremmo percepita diversamente, no?”. Interrogato da il Giorno, Burgio ha esposto anche la sua posizione, facendo una premessa: “Non è che perché sono di Futuro Nazionale dico che tutto ciò che dice la presidente del Consiglio o fa il suo Governo è sbagliato”.

Detto questo, il candidato di Milano ha esposto una sua personalissima idea della Resistenza, sostenendo che sia stata “contrabbandata una storia della Resistenza per poter giustificare la tesi che il fascismo fosse il male assoluto. Ma si dimentica che quel male assoluto è stato voluto da milioni di italiani, che nel fascismo si riconoscevano”. E questa “falsa rappresentazione della Resistenza è servita per creare una realtà a uso e consumo politico. Della storia, però, non bisogna avere paura. E la storia della Resistenza è stata un’altra”. Parole di cui in campagna elettorale, nei prossimi mesi, qualcuno potrebbe chiedergli conto vista la storia di cui si pregia Milano, medaglia d’oro della Resistenza.

Burgio, poi, nell’intervista ha sottolineato che “molte norme del fascismo poi si sono rilevate liberticide, nessuno lo nega, e Nenni e Pertini lo capirono subito” e alla domanda che ammorba il dibattito pubblico italiano da anni, su antifascismo o no, il generale ha spiegato: “Antifascista è un termine che per me è stato troppo politicizzato e si presta a strumentalizzazioni. Potrei essere antifascista se ci fosse ancora il fascismo. Mi dichiaro anticomunista, invece, perché il comunismo è ancora applicato in alcuni Paesi. Detto questo, non mi spenderei mai perché in Italia tornasse un regime come quello di Mussolini. Perché non vorrei un regime che vuole creare un impero, che toglie libertà alla stampa, che crede nel corporativismo, che porta avanti una politica estera velleitaria e criminale, quella che parlava di ‘grandeur’ e non era neanche in grado di equipaggiare le forze armate in modo dignitoso”.

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