Nel mondo al contrario dove perfino il generale Vannacci finisce per essere un pontiere della sinistra che ambisce al governo, altro che destra vera, capita di essere accusati di fascismo e islamofobia da politici e intellettuali che, senza leggere, avallano la censura di libri nei festival e arrivano a escludere gli ebrei dal Pride, nato come parata dei diritti di tutti. Questo perché la propaganda islamista, ormai in crescita anche in Italia come già in Francia e Gran Bretagna, ha stretto un patto linguistico e politico con una visione in cui libertà e uguaglianza non contano. Così il politicamente corretto diventa la nuova censura: in cambio di voti, una parte della sinistra mette a disposizione la propria «morale» per dividere il mondo tra giusti e cattivi, presentando la violenza delle piazze anarco-islamiste come «pace», il burqa e la subordinazione femminile come «integrazione», e perfino i roghi di libri come «resistenza», quando sono invece omologazione culturale e deriva autoritaria. Ne consegue che oggi gli spazi di libertà nel dibattito pubblico sembrano ridursi e che a destra restano, per alcuni, gli ultimi senza moralismo.
Se difendere il diritto degli ebrei a sfilare al Pride e denunciare ambiguità e legami con Hamas vale l'etichetta di fascista e islamofobo, allora io lo sono. Ed è su questo fronte che va combattuta la battaglia contro censura e il vero nuovo fascismo, quello rosso.