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"Faremo i conti? Mai detto". Gratteri nega, ma il "Foglio" lo smaschera

Uno spezzone della conversazione tra il direttore del quotidiano e il procuratore di Napoli chiarisce in modo inequivocabile le dinamiche della vicenda

"Faremo i conti? Mai detto". Gratteri nega, ma il "Foglio" lo smaschera
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Manca un solo giorno all'apertura delle urne per il referendum della giustizia. Il fronte del No ha dato il meglio - o il peggio, dipende dai punti di vista - di sé e, tra coloro che hanno attaccato a ripetizione la riforma voluta dal governo Meloni c'è anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. La sua ultima uscita degna di nota è stato al Foglio, colpevole solo di aver sottolineato le sue fake news e la sua carriera costellata di tante assoluzioni nella lotta alle mafie e di vite rovinate da indagini finite nel nulla. "Se volete continuare a diffamare e speculare, non è un problema. Poi dopo il referendum tireremo una rete e faremo i conti". Una frase molto grave, vera e propria minaccia alla stampa che, però, Gratteri ha derubricato a semplice "ennesima polemica", negando di averla pronunciata.

Peccato che la conversazione tra lui e il direttore del quotidiano, Claudio Cerasa, sia stata registrata. E il Foglio ha condiviso oggi lo spezzone in cui le parole incriminate sono state dette. "Gratteri sostiene di non aver detto 'faremo i conti col Foglio'. Ascoltate l'audio. Un procuratore che non risponde di nulla, nemmeno di ciò che dice", è la frase a corredo del post su X. Insomma, l'ennesimo scivolone con tentativo di salvataggio in corner a cui il procuratore di Napoli ci ha ormai abituati durante tutto il corso della campagna referendaria, a partire dalla sua maldestra difesa per l'intervista fasulla a Giovanni Falcone sulla separazione delle carriere e la balla su Sal da Vinci sostenitore del "No".

Ma, al di là dell'ironia, questo indica chiaramente come coloro che sono contro la riforma siano completamente usciti dal merito della questione, fondando la loro propaganda sull'odio ideologico

nei confronti del governo. E grazie a questo comportamento, il procuratore di Napoli - e non solo - è diventato il testimonial perfetto del "Sì", e un simbolo di quanto sia necessario cambiare le cose in questo Paese.

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