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Fdi chiede chiarezza. “Fumo negli occhi le accuse al governo”. Grillini, difesa d’ufficio

La maggioranza in Vigilanza Rai: “Crollano i teoremi della sinistra”. E il M5s attacca: “Strumentalizzano”

"Ranucci via da Report". Ma lui smentisce: "Falsità"

La parabola di Sigfrido Ranucci ha iniziato la sua discesa inarrestabile. Al centro di un caso mediatico con colpi di scena quotidiani, messo sotto torchio dalla Commissione Rai per il Codice Etico e, ora, col suo migliore amico, Valter Lavitola, in carcere perché accusato di essere il mandante dell’attentato dell’ottobre 2025 allo scopo di accrescerne la popolarità. Come se non bastasse, anche lo storico zoccolo duro di collaboratori che negli anni è stato sempre al suo fianco contro ogni critica per il cosiddetto «metodo Report» ora sembra far quadrato per isolarlo. La redazione ha iniziato a prendere le distanze dall’esposizione politica del loro conduttore considerata «un danno per la credibilità del programma». Senza considerare le ombre che il rapporto con Lavitola ha gettato sulla credibilità di Report.

Il senso tra le righe è chiaro, soprattutto leggendo le carte del Gip relative all’arresto di Lavitola. Benché venga sottolineato che non sono emersi accordi tra i due sull’attentato, pare che il conduttore assaporasse l’idea di diventare leader del Campo largo, tanto che Lavitola gli scriveva: «E tra due anni fai il presidente». Ossia alle elezioni del 2027. Forse anche mediante un attentato, che gli avrebbe dato più visibilità e attenzioni? Di sicuro c’è che l’attentato è stato usato dal campo largo, insieme allo stesso Ranucci, per accusare la destra e il governo Meloni di alimentare l’odio contro i «buoni». Ma adesso i «cattivi» non sono più «cattivi».

«L’arresto di Lavitola conferma che le accuse rivolte al governo erano solo fumo negli occhi per chi chiedeva la verità», si legge in una nota social di Fdi ». «Ora per avere qualche dritta per le sue inchieste da Lavitola, Ranucci dovrebbe avere il permesso per andarlo a visitare in carcere», chiosa Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia. I componenti FdI della Commissione Vigilanza Rai tuonano: «Crollano miseramente i teoremi e le vili speculazioni della sinistra. Ricordiamo tutti quando, all’indomani della bomba, esponenti come Elly Schlein si precipitarono all’estero per gettare ombre sul governo Meloni, o quando in Commissione Antimafia il senatore M5s, Roberto Scarpinato assecondò deliri su inesistenti pedinamenti di Stato gettando ombre sul sottosegretario Fazzolari. Oppure, infine, tirando in ballo in maniera completamente falsa i deputati Cangiano e Filini». Ma a sinistra, oltre al silenzio della Schlein, va in scena soltanto un tentativo di spostare l’attenzione, puntando sempre il dito contro la maggioranza.

Per Walter Verini, capogruppo Pd in Commissione Antimafia, l’obiettivo è quello di «regolare conti con giornalisti come Ranucci, che ha certamente compiuto errori e frequentato persone più che discutibili, ma che, con la redazione, ha consolidato il ruolo di una trasmissione del servizio pubblico che già con Milena Gabanelli era un punto di riferimento giornalistico e quindi democratico». All’attacco anche la componente 5s in Vigilanza Rai, secondo la quale FdI è «forse l’unico caso al mondo di un partito che ha querelato una redazione, non vedeva l’ora di poter cavalcare questa vicenda e strumentalizzarla in maniera bieca», perché «non è una novità che il giornalismo di inchiesta venga messo sotto attacco da maggioranza e governo». Ferma la replica degli esponenti FdI in Vigilanza Rai, per i quali i 5s «sono senza pudore» e se fosse un partito «con un minimo di dignità politica chiederebbe scusa» sia «a Giorgia Meloni» che «al suo governo«.

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