Filmati osè e bullismo: indagati otto ragazzini per la morte di Carolina

TorinoC'era una volta la maldicenza. E le scritte lasciate nei bagni della scuola o sui muri dei palazzi. Oggi c'è la piazza virtuale di Internet, in questo caso un social network come Facebook, dove il privato diventa pubblico e dove la cattiveria assume le forme di una foto e di un video che nemmeno avrebbe dovuto essere girato. Ed è in questo mondo digitale, dove basta un clic per spezzare la vita di qualcuno, che sarebbe maturato il suicidio di Carolina Picchio, la 14enne di Novara che nella notte tra il 4 il 5 gennaio di quest'anno scelse la morte gettandosi dalla finestra del terzo piano della palazzina in via del Ponte a Sant'Agabio (Novara) dove viveva con il padre.
Ora per quella morte ci sono 8 indagati. Otto ragazzini, come lo era Carolina. Il più piccolo ha 15 anni, il più grande ne ha 17: sono accusati di istigazione al suicidio e detenzione di materiale pedopornografico. Secondo l'ipotesi dei magistrati minorili, gli otto minorenni con il loro atteggiamento da bulli e le loro maldicenze basate su alcuni video e foto forse un po' osè avrebbero «spinto» la ragazza giù dalla finestra. Prudenza è la parola d'ordine che circola negli ambienti giudiziari. La stessa prudenza invocata dal procuratore capo di Novara, Francesco Saluzzo, all'indomani della morte dell'adolescente, quando sui social network iniziava a farsi strada l'ipotesi che Carolina fosse vittima dei bulli. Dei loro ricatti e dei loro insulti. Vittima di ragazzini come lei che la prendevano in giro e che avrebbero postato, e poi rimosso, alcuni video imbarazzanti di cui la ragazza sarebbe stata involontaria protagonista. Oggi quell'ipotesi si fa concreta, anche se gli investigatori sottolineano che l'iscrizione sul registro degli indagati non è un'accusa, ma un atto di garanzia in vista di un accertamento irripetibile: la perizia sull'iPhone di Carolina che la Procura minorile ha affidato a degli esperti del Politecnico di Torino.
L'inchiesta ruoterebbe intorno ai due filmati girati con uno smartphone. Frame che poi sarebbero stati diffusi su Internet attraverso i social network e rimossi subito dopo. Momenti di vita privata rimasti pochissimo in rete. Rimasti, tuttavia, il tempo sufficiente perché diventassero pubblici, perché fossero visionati nella ristretta cerchia di amicizie della giovane, finendo col metterla alla berlina. I due video, secondo indiscrezioni, riprenderebbero Carolina mentre scherza con alcuni ragazzi, forse dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo a una festa. Quegli amici la starebbero insultando, rivolgendole alcune frasi oscene. In particolare, uno di questi filmati sarebbe stato girato in un bagno e ritrarrebbe la ragazza seduta su un water. Adesso gli investigatori vogliono capire se ci siano altri filmati o se quelli già in loro possesso siano stati manipolati. Le indagini disegnano così un quadro più completo sulle decine di messaggi comparsi sui social network nei giorni precedenti e successivi al suicidio di Carolina.
«Dovevi fregartene, pensare a te stessa e non a quello che dicono gli altri», «Domani devo tornare a scuola... e vedere quei deficienti, non ce la faccio...», scrissero in quelle ore alcune sue amiche su Facebook. E suonano come un'accusa quei pensieri che Carolina aveva affidato ad alcuni biglietti trovati nella sua camera: «Con la gente ho già avuto troppa pazienza, non voglio più perdere tempo». E ancora: «Scusatemi se non sono forte. Mi dispiace. Tati, amiche mie vi voglio bene. Non è colpa di papà». Ed è su Facebook che si sfoga la sorella di Carolina, Talita: «Spero che la vostra coscienza, se ne avete una, non vi lasci in pace. Mi auguro che siate processati e giudicati colpevoli».

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