Il Veneto apre una strada finora mai percorsa da una Regione governata dal centrodestra. Il Consiglio regionale ha approvato la legge di iniziativa popolare sul fine vita, che disciplina “procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito”. Il voto si è chiuso con 32 favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. Il Veneto diventa così la quarta Regione italiana ad approvare una normativa in materia, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, ma soprattutto la prima amministrata dal centrodestra. Un passaggio delicato politicamente, raggiunto dopo un lavoro di modifica del testo originario da parte della maggioranza.
Subito dopo il via libera è intervenuto Luca Zaia, il presidente del Consiglio regionale del Veneto sottolineando come sull’argomento sia a destra che a sinistra ci siano dubbi, e quindi “non c’è uno schieramento netto politicamente, l’unica soluzione è che ci si affidi alla libertà di coscienza e che la politica veda temi come questo, che sono dei temi etici, come una no fly zone da lasciare solo da percorrere alla libertà di coscienza”. Intervistato poi a “10 minuti” su Rete4 precisa: “Di certo è un punto d’inizio, ed è inesorabile che altre regioni lo facciano, ma auspico che ci sia una legge nazionale che faccia da ombrello”.
Prima del voto definitivo, invece, il presidente della Regione Alberto Stefani aveva infatti voluto mettere in chiaro l’impostazione con cui il centrodestra sarebbe arrivato all’approvazione. “Nulla è più importante della dignità della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari”. Aveva spiegato di aver lavorato, “in accordo con tutte le forze di maggioranza”, alla stesura e all’approvazione di una serie di emendamenti che, a suo giudizio, hanno cambiato in maniera sostanziale l’impianto della proposta. Modifiche che il presidente veneto riconduce esplicitamente al principio del “favor vitae”: “Ho lavorato alla stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore”.
È questo il punto sul quale il centrodestra veneto ha costruito il proprio sì: non un’adesione senza modifiche alla proposta iniziale, ma una disciplina regionale ricondotta entro il perimetro già tracciato dalla Consulta.
Con il voto di oggi, tuttavia, il dato politico resta significativo. Dopo tre Regioni guidate dal centrosinistra, un’amministrazione di centrodestra sceglie di intervenire sul fine vita. E il Veneto diventa così il primo laboratorio di questa scelta dall’altra parte dello schieramento politico.
