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Frena al 2,8% l’inflazione. Ma è allerta sui carburanti

Il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso parla di “un risultato che rafforza la stabilità del quadro economico e contribuisce a sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese”

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L’Italia si muove controcorrente e, questa volta, per un’ottima ragione. L’inflazione del Bel Paese si è ulteriormente raffreddata al 2,8% a luglio, in discesa rispetto al 3% di giugno, mentre nel resto d’Europa continua a crescere. Il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso parla di «un risultato che rafforza la stabilità del quadro economico e contribuisce a sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese». Resta però alta l’attenzione sul comparto energetico: da un lato, secondo i dati Istat, aumentano i prezzi dell’energia regolamentata (+22,1% del gas su anno e +9,7% per l’elettricità); e dall’altro il prezzo di benzina e diesel è ancora alto. Secondo il Codacons, con l’aumento degli ultimi giorni «lo sconto sulle accise disposto dal governo si riduce a 10,5 centesimi» con il diesel ancora sopra la soglia psicologica dei 2 euro (ieri era a 2,08 euro al litro).

Diverso il trend dell’eurozona, dove il tasso dell’inflazione torna a salire al 2,9%. Italia esclusa, tutte le altre principali economie europee hanno visto il dato crescere: in Germania è passato dal 2,4% al 2,8%, in Francia dal 2% al 2,4% e la Spagna si conferma il paese dei record, con l’inflazione pari al 3,8%.

Ovunque si guardi, la causa è sempre la stessa: l’aumento del prezzo dell’energia con il ritorno delle tensioni in Medioriente. Eppure, come ha sottolineato la Bce in un’analisi, non è solo il costo del petrolio (alle 20 italiane il Brent valeva 88 dollari al barile) e del gas (il Ttf ha chiuso a 58 euro al megawattora) a spingere l’inflazione, ma l’impennata dei margini di raffinazione. Il prezzo alla pompa dipende infatti da cinque componenti principali: petrolio greggio, costi e margini di raffinazione, distribuzione, accise e Iva. La componente più dinamica in questa fase e stata proprio quella della raffinazione. La riduzione delle esportazioni globali di prodotti raffinati, causata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz e dalla minore disponibilità di capacità produttiva in Europa, ha spinto verso l’alto il costo della trasformazione del greggio in carburanti. In tal senso, una normalizzazione dei costi del Brent non avrebbe comunque un effetto immediato anche sui costi alla pompa.

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