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Gli agenti: “Un’escalation inquietante, colpisce le istituzioni”

“Troppi cercano giustificazioni politiche alle violenze”

Valter Mazzetti

Le forze dell’ordine contano ancora feriti, un bollettino di guerra, l’ennesimo, dopo l’assalto del «Blocco nero» ai cantieri Alta velocità in val di Susa e ora i sindacati alzano la voce, chiedono con forza soluzioni, per evitare che si ripresentino situazioni come queste. «Non siamo più di fronte all’esercizio del diritto di manifestare, ma a una violenza organizzata che mira a colpire le istituzioni democratiche», dichiara Enzo Letizia, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia. «Non convince, inoltre, il ripetersi di dichiarazioni che, pur condannando formalmente le violenze, finiscono poi per ricercarne giustificazioni di natura politica o sociale», aggiunge.

Posizione condivisa anche da Valter Mazzetti, segretario generale del sindacato Fsp Polizia di Stato, il quale sottolinea che «dopo 20 anni in cui si è registrata un’escalation inquietante di violenza, dopo migliaia di feriti, di danni, di azioni che hanno messo ripetutamente in pericolo l’incolumità pubblica, stiamo ancora qui a contare feriti e, solo per miracolo, nessun morto». I poliziotti, aggiunge, «sono ormai stufi di essere semplice argomento di scaramucce tra politicanti» mentre «sul campo, a prendere bombe, non ci sono loro ma servitori in divisa utilizzati come pedine, numeri, fantocci».

La richiesta, ferma e decisa, è che «vengano finalmente fornite dotazioni adatte» a fronteggiare questo tipo di attacchi. A tal proposito, Francesco Zavattolo, segretario generale del Sindacato italiano lavoratori Finanzieri (Silf), spiega che «servono strumenti di protezione sempre più efficaci, mezzi adeguati, un costante investimento nella sicurezza degli operatori e un pieno riconoscimento del rischio che il personale affronta ogni giorno», esposto «ad aggressioni sempre più violente, organizzate e pericolose. Siamo stufi di vedere i finanzieri trattati come bersagli».

E il segretario nazionale di Unarma, Antonio Nicolosi, evidenzia che la solidarietà, a questo punto, «non può limitarsi ai comunicati quando i riflettori sono accesi. Su episodi di questa gravità non possono esistere ambiguità né silenzi. La violenza contro le Forze dell’ordine va condannata senza distinguo, sempre». Tutti, con una sola voce, chiedono che i responsabili paghino per le loro azioni e che lo Stato dimostri di esserci.

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