Popolo azzurro in piazza per sostenere il Cav: "Siamo tutti decaduti"

Confermata la manifestazione di Forza Italia del 4 ottobre a Roma. Sarà in concomitanza con la decisione della Giunta per le elezioni

Popolo azzurro in piazza per sostenere il Cav: "Siamo tutti decaduti"

Roma - Una giornata ad alta tensione, le larghe intese sempre più strette e in bilico, Forza Italia attestata sulla linea di lotta e poco disposta a nascondere nel velluto il pugno di ferro. La sterzata impressa dal partito di piazza San Lorenzo in Lucina, con la raccolta delle lettere di dimissioni di tutti i parlamentari, produce il suo effetto. E fa scattare la convocazione di piazza per una ulteriore denuncia pubblica del tentativo di far fuori per via politico-giudiziaria Silvio Berlusconi. Una mobilitazione che dopo 48 ore di dubbi e di stop and go ottiene il via libera definitivo dal leader del partito.
La manifestazione, fortemente voluta da Daniela Santanchè, avrà luogo a piazza Farnese a Roma, alle 17, venerdì 4 ottobre. Lo slogan conterrà un messaggio molto semplice e diretto: «Siamo tutti decaduti». Forza Italia, dunque, procederà con la kermesse di solidarietà e lo farà nel giorno in cui si riunirà la Giunta del Senato per la decadenza. «Per reagire all'attacco contro Silvio Berlusconi e il diritto alla piena rappresentanza di milioni di italiani che lo votano» si legge sul sito Forzasilvio.it, è Forza Italia che «ha deciso di convocare una manifestazione in concomitanza con la riunione della Giunta per le autorizzazioni del Senato». «L'attacco allo Stato di diritto e ai fondamentali principi democratici merita una nostra fortissima risposta».
Se i dubbi e le resistenze che avevano circondato la proposta di scendere in piazza vengono spazzate via, si va chiarendo anche la posizione sull'eventuale richiesta di una nuova fiducia parlamentare da parte del governo Letta. Prima Renato Brunetta poi Fabrizio Cicchitto allontanano quasi del tutto la possibilità di votare la sfiducia all'esecutivo. «La fiducia? Se sarà per il governo, non ci sarà alcun problema, avremo grande senso di responsabilità. Il problema sarà del Pd: con chi vota la fiducia, con la stessa maggioranza con cui vuol far decadere Berlusconi? Questa sì è stata una ferita gravissima non solo per la tenuta parlamentare, ma per la stessa sopravvivenza della maggioranza. Se il Pd vorrà continuare in questa follia di applicare retroattivamente la legge Severino, noi del Pdl ci dimetteremo tutti dal Parlamento». Fabrizio Cicchitto smentisce la possibilità di dimissioni dei ministri del Pdl. «Questa ipotesi non esiste. Una nuova fiducia? Vedremo, ascolteremo Letta con attenzione». Infine è Renato Schifani a chiudere il cerchio. «Il Pd ha ancora alcuni giorni di tempo per evitare che il 4 ottobre si trasformi in una giornata di esecuzione politico-giudiziaria. Rispetti il sacrosanto principio della irretroattività della norma penale e anteponga il rispetto di questi valori agli interessi politici».
Restano da governare i malumori che ancora covano dentro i gruppi parlamentari di fronte all'ipotesi delle dimissioni. Nonostante l'adesione di massa, in termini forse addirittura insperati dagli stessi capigruppo, i dubbi continuano a covare sotto traccia. Difficile, però, che al momento decisivo qualcuno possa fare marcia indietro, soprattutto con nuove elezioni alle porte. Lo stesso Domenico Scilipoti, etichettato da molti come sicuro traditore, le ha firmate e promette che continuerà a sostenere Berlusconi, pur nutrendo qualche dubbio sull'utilità dell'iniziativa. Alcuni senatori, invece, non hanno ancora sottoscritto la lettera di addio. Tra questi Gaetano Quagliariello. Oppure Carlo Giovanardi che pur definendo la decisione della giunta su Berlusconi «una mascalzonata incostituzionale», annuncia di non aver firmato «perché ritengo non siano la modalità giusta per costringere le forze politiche ad assumersi le responsabilità nei confronti del paese». In stand by anche le firme degli esponenti siciliani Giuseppe Castiglione e Salvatore Torrisi. «Non ho firmato perché ritengo sia un'iniziativa sbagliata che non ha precedenti nella storia repubblicana» dice Castiglione. «Ma sarò al fianco del mio partito nel caso in cui questo decida di non votare la fiducia al governo».

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