Il governo tiene duro sull'Iva e prova a congelare l'aumento

Palazzo Chigi risponde alle raccomandazioni dell'Ue: pronto un pacchetto di sgravi per l'edilizia e si lavora a bloccare l'imposta al 21%

Il governo tiene duro sull'Iva e prova a congelare l'aumento

Roma - Lo stop all'aumento dell'Iva di luglio è ancora tutto da decidere. Fino ad oggi è prevalsa la prudenza, dettata anche dalla procedura di infrazione per deficit contro l'Italia, che è terminata ufficialmente solo ieri. Ma la volontà politica di evitare l'aumento dell'aliquota ordinaria dal 21 al 22% c'è. A mancare, per il momento, è la copertura. Non è poco. Anche se il ministero dell'Economia per il momento non sta lavorando a tempo pieno al dossier Iva e la soluzione potrebbe spuntare più avanti, a ridosso della scadenza.
Le priorità che si è dato Palazzo Chigi nell'immediato sono altre. Domani il premier Enrico Letta ha intenzione di portare al Consiglio dei ministri due misure importanti che erano di fatto slittate. Innanzitutto gli sgravi per l'edilizia. Rispetto al precedente Cdm, quando l'intenzione era una proroga limitata agli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici, il governo sta lavorando a un pacchetto complessivo che comprende l'ecobonus, cioè la detraibilità del 55%, ma anche gli sgravi sulle ristrutturazioni del 50%, anche questi in scadenza in giugno.
Poi l'eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti da sostituire con un meccanismo diverso. Fino a ieri non era ancora deciso se le organizzazioni politiche saranno destinatarie di una sezione della dichiarazione dei redditi, con la possibilità di destinare una percentuale, ad esempio lo 0,2%, del reddito. Oppure se ci saranno solo sgravi fiscali, come quelli oggi in vigore per chi finanzia le onlus. Del dossier si stanno occupando il viceministro Stefano Fassina per l'Economia e il ministro alle Riforme Gaetano Quagliariello. Il nodo è proprio armonizzare il regime dei partiti con quello delle altre associazioni private. E uno dei problemi emersi negli ultimi giorni è non dare l'impressione che si stanno facendo «favoritismi» a favore dei partiti. O, ancora peggio, che sia faccia rientrare dalla finestra il finanziamento che si vuole abolire.
Restano aperti tutti gli altri capitoli. Sull'Imu nessuno, compresi esponenti del Pd come il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, pensa che in settembre i cittadini si ritroveranno a pagare la rata di giugno eliminata dal governo. Sull'Iva ci sono forti aspettative, ma grandi problemi di copertura. Mentre il capitolo sviluppo e lavoro sono sottoposti a rigidi vincoli dell'Europa. Da escludere sgravi fiscali. Possibili le misure per i giovani, cofinanziate dallo stato Italiano e dell'Ue. Strada in salita per il cuneo fiscale, così come lo vorrebbe Confindustria.
I margini di spesa per il 2014 «ci sono senz'altro», margini «anche politici», visto che non siamo più sorvegliati speciali. «Ma contemporaneamente l'Italia deve portare avanti la strategia di riduzione del debito», ha detto ieri il ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni, a margine delle riunioni Ocse a Parigi. Una risposta al commissario Olli Rehn che ieri ha avvertito Roma dicendo che i margini sono molto stretti, a causa delle scelte già fatte dal governo Letta.
Sull'Iva il ministro ha confermato che la sterilizzazione (o il rinvio) del rincaro è tra «le ipotesi ancora in campo. Si tratta di vedere come possono essere finanziate rimanendo all'interno dei vincoli di bilancio che ci siamo dati con l'Europa».
Il taglio delle tasse, che l'Ocse ieri ha sconsigliato di realizzare nel breve periodo, resta un obiettivo del governo. La condizione per realizzarlo, ha sottolineato Saccomanni, è ancora «il taglio della spesa e la lotta all'evasione». Un messaggio chiaro all'organizzazione di Parigi. E anche a Bruxelles.

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