Roma Il Campo largo si affida alle «toghe rosse» per lanciare il partito dell’inciucio alle elezioni politiche. La macchina dei «pareggisti» è accesa. Al volante ecco Romano Prodi. Il professore( messo in disparte da Elly Schlein) guida la rete civica che vuole affossare la legge elettorale appena varata dal Parlamento. L’obiettivo è chiaro: consegnare nelle mani delle toghe il voto degli italiani. La sinistra scopre le carte. Al Senato, la rete si è presentata ieri in sala stampa con grandi speranze per annunciare la pioggia di ricorsi: 25 istanze per cancellare lo Stabilicum sono state depositate in 25 Corti di Appello per chiedere l’illegittimità costituzionale della legge elettorale. Si parte con la prima udienza a Trento nel mese di dicembre. Si tratta di un ricorso incidentale, che dovrà poi approdare sul tavolo della Consulta. Una rete a strascico. Nel centrodestra i timori crescono. «I ricorsi vengono presentati in maniera simultanea» chiarisce in conferenza stampa Roberto Zaccaria coordinatore della Rete che raccoglie una trentina di associazioni della società civile. È una cosa senza precedenti.
La società civile raccoglie il bastoncino della staffetta a chi ha fatto opposizione parlamentare. I ricorrenti saranno oltre 300. Non c’è solo Romano Prodi nella lista dei padri nobili della sinistra. Spiccano i nomi di Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema e Fausto Bertinotti. Poi tanti volti della tv: da Marisa Laurito a Monica Guerritore. Parlamentari, associazioni e partiti. Il ricorso si poggia su 6 punti: dal numero di firme per presentare le liste all’indicazione del nome del candidato premier, dall’alternanza di genere per i capilista al premio di maggioranza. La sinistra batte su un punto: il nome del premier non deve essere indicato sulla scheda. Giù la maschera. Il ricorso nasconde il vero piano della sinistra: far nascere un governo nel Palazzo.
I ricorrenti hanno stilato una road map: a fine gennaio un giudice (se ne becca uno di sinistra) solleverà la questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta. A metà aprile potrebbe arrivare l’anticipazione della sentenza. È una corsa contro il tempo. Il campo largo ha dato pieno sostegno alla battaglia legale. I pareggisti provano a tirare dentro anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella: «L’ha promulgata con grande rapidità forse per agevolare i ricorsi. Non sarà questo il motivo ma è la mia speranza» - dice Zaccaria, ex presidente Rai in quota centro-sinistra. Il campo largo, alle prese con le lotte interne tra Conte e Schlein, primarie sì, primarie no, prova a calare sul tavolo tutte le carte: dal Quirinale alla magistratura. Con un solo obiettivo finale: evitare il Meloni bis.
