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I fedelissimi di Salvini: “È al lavoro per unire, i militanti sono con lui”. La conta sarà a Pontida

L’entourage: “Mai messo in discussione il coinvolgimento dei governatori”. L’attacco di Borghi: “Lo fanno soltanto per i posti in lista”

Salvini su Roggero: "Non è pericoloso. Rispetto la sentenza ma serve umanità: penso ai domiciliari"

Nella Lega c’è poca voglia di commentare le parole del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e del presidente della Lombardia Attilio Fontana. Matteo Salvini da Pinzolo si è occupato di dossier del Mit e di banche, chi gli è vicino fa sapere che non ha seguito la Versiliana, piuttosto si è occupato della legittima difesa. Non solo, «il coinvolgimento della squadra è scontato e non è mai stato messo in discussione saranno coinvolti governatori ed ex governatori. Salvini come sempre lavora per unire», questo il commento dei suoi.

Così ragionano molti parlamentari del Carroccio, convinti che dietro l’agitazione delle ultime settimane ci sia molto meno di politico di quanto sembri. Claudio Borghi da storico leghista lo dice chiaro: «lo fanno solo per i posti in lista». Un altro mette sul tavolo un dato: «I militanti stanno con Matteo Salvini» e lo dicono i sondaggi.

Eppure, a creare tensione sono bastati in pochi. Prima Fontana, che ha ipotizzato un passo indietro di Salvini. Poi Romeo che, con il libro Fare la Lega, agenda per il rinnovamento, ha rimesso al centro territori e militanza e criticato una Lega «imborghesita». Tra i salviniani, però, la lettura è diversa: più che una resa dei conti politica sarebbe già cominciata la partita per le future candidature. Il leader, intanto, evita di inseguire le polemiche e guarda agli appuntamenti sul territorio. Sabato sarà a Pinzolo per il tradizionale incontro agostano del Carroccio. Non ci sarà però il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti, ma il segretario trentino Diego Binelli spegne le cattive interpretazioni: assenza per «motivi personali», nessun caso politico. Anzi, Binelli rivendica nuovi militanti e tesserati in aumento e una Lega trentina «in ottimo stato di salute». Ma l’appuntamento vero è fissato per il 20 settembre: Pontida. Ed è proprio dal pratone che il Carroccio prova a rispondere al racconto di un partito sull’orlo della resa dei conti. «Una storia che continua, di militanza, di rispetto, di valori», recita il video diffuso sui social di Salvini. Sullo sfondo le immagini delle precedenti edizioni e la voce del capitano che richiama «l’amore per la nostra famiglia, per le nostre radici» e «per le nostre terre». Il messaggio è chiaro: tornare alla base e dimostrare che il popolo leghista non ha abbandonato il suo segretario. Proprio a Pontida, però, è comparso uno striscione destinato ad alimentare il caso: «Una Lega rinnovata o una Pontida di rivolta». Nessuna firma, ma una posizione simbolica, vicino al muro della storica scritta «Padroni a casa nostra». Abbastanza per riaccendere il racconto della fronda, non per stabilire quanto sia realmente rappresentativa. Anche perché pare sia solo una questione lombarda.

É proprio questo il punto su cui insistono i fedelissimi del vicepremier: il malumore di alcuni dirigenti non coincide con quello della base. Pontida diventa così il prossimo «termometro» del Carroccio. Salvini sembra intenzionato a misurare lì, davanti ai militanti e non nei retroscena, quanto pesi davvero la presunta rivolta. Per ora fanno rumore pochi dirigenti. Il 20 settembre si capirà se dietro di loro c’è un esercito. O soltanto qualche aspirante generale che, proprio come il Vero, Roberto Vannacci, può andare per la propria strada. Senza più la spilla di Alberto da Giussano sul petto.

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