I giudici a Berlusconi: vietato parlare di noi

Il sostituto Pg di Milano, Antonio Lamanna, avverte il Cavaliere: "Affidamento a rischio, se attaccherà le toghe"

I giudici a Berlusconi: vietato parlare di noi

Libero di fare la campagna elettorale, ma fino a un certo punto: se nei suoi interventi pubblici Berlusconi tornerà a prendersela con i magistrati (come fa con regolarità da vent'anni a questa parte) potrà venirgli revocato l'affido ai servizi sociali e scatterebbero gli arresti domiciliari. Trapelano oggi alcuni dettagli della requisitoria del procuratore generale Antonio Lamanna all'udienza del tribunale di sorveglianza chiamato a decidere sull'affidamento del Cavaliere ai servizi sociali. E si scopre che Lamanna ha in effetti dato parere positivo alla richiestsa dell'ex premier, smentendo molte previsioni della vigilia: ma ha condito il suo via libera con una serie di condizioni che, se verranno fatte proprie dal tribunale, potrebbero limitare sensibilmente se non la libertà di movimento di Berlusconi la sua libertà di espressione.

In particolare, Lamanna avrebbe ricordato che l'ammissione ai servizi sociali può essere concessa ma può anche essere revocata. E oltre alle violazioni degli obblighi consueti, ha inserito un'altra clausola che potrebbe spedire il Cavaliere agli arresti: se tornerà a "diffamare singoli magistrati", la Procura chiederà la revoca dell'affidamento. Se le polemiche del leader di Forza Italia riguarderanno la magistratura nel suo complesso, sembra voler dire Lamanna, questo verrà tollerato. Ma poi cita ad esempio delle violenze verbali del condannato un articolo del 7 marzo scorso del Corriere della sera in cui Berlusconi si lamenta del trattamento che gli viene riservato in genere. e parla di "mafia dei giudici": e pare di capire, che ce l'abbia con la magistratura complessivamente intesa. Si tratta dell'audio registrato durante una convention da parte di un dirigente di Forza Italia della Basilicata in cui Berlusconi afferma: «Dopo il 25 maggio, se non mi mettono in galera prima, vengo giù da voi. Ho detto, se non mi mettono in galera perché io sto davvero vivendo il periodo più brutto della mia vita perché dopo aver lottato per 20 anni per la libertà sono qui a difendermi da una mafia di giudici: il 10 di aprile mi diranno se mi mettono in galera o se mi mandano ai servizi sociali».

In attesa di capire se e come il tribunale (la cui decisione è attesa a partire da martedì) recepirà l'input della procura generale, si apprende anche che il via libera all'affidamento è stato motivato da Lamanna con la frase "Non siamo né angeli custodi né angeli vendicatori". D'altronde, ha spiegato Lamanna ai giudici, siamo davanti a un condannato ultra settantenne, alla sua prima sentenza, a un reato fiscale che rientra tra quelli che non impediscono i benefici penitenziari, e a un sostanzioso risarcimento già versato alle vittime (in questo caso, il ministero della Finanze). "E noi dobbiamo trattare questo condannato come qualunque altro".

Nel loro intervento i difensori del Cavaliere hanno ribadito al tribunale la richiesta che l'affidamento venga concesso con clausola sufficientemente ampie da garantire a Berlusconi la piena possibiità di svolgere il suo ruolo nella campagna elettorale per le europee. E, secondo quanto si è appreso oggi, le maglie dell'ordinanza attesa per la prossima settimana potrebbero essere ancora più ampie di quanto prevedono i moduli prestampati. A Berlusconi potrebbe venire concesso un permesso permanente per rientrare a casa anche dopo le 11 se spiegasse che i suoi impegni "lavorativi" si estendono anche alla sera. D'altronde quando Fabrizio Corona ottenne per un breve periodo l'affidamento, gli venne permesso di rientrare abitualmente alle tre di notte. Una libertà permanente di movimento anche fuori dalla Lombardia potrebbe venire concessa se Berlusconi spiegasse che la sua attività politica lo porta abitualmente anche in altre località. Al termine dell'affidamento l'ufficio Uepe dovrà stilare un rapporto sull'andamento dei colloqui con Berlusconi, e in base a questo il tribunale valuterà se considerare scontata la pena di un anno. Ma se prima di allora diventasse definitiva un'altra condanna, magari quella per il caso Ruby, l'indulto che ha ridotto a un anno la pena per il caso dei diritti tv verrebbe revocato, e il Cavaliere si troverebbe con altri tre anni da scontare.

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