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I meloniani chiedono il conto delle fake news alla Schlein

Dopo l’attentato a Ranucci Elly parlò di "democrazia in pericolo con Meloni al governo". La Russa posta il video: "Imbarazzante"

I meloniani chiedono il conto delle fake news alla Schlein
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Il conto delle fake e degli insulti arriva sul tavolo del Pd. È il 18 ottobre 2025 quando la segretaria dem, dal palco del congresso del Partito socialista europeo di Amsterdam, lancia l'attacco contro il governo Meloni: «La democrazia e la libertà di espressione sono a rischio quando l'estrema destra è al governo».

Sono trascorse 48 ore dall'attentato contro il conduttore e giornalista di Report Sigfrido Ranucci. Il messaggio è chiaro: la responsabilità politica della bomba piazzata sotto casa di Ranucci è da attribuire alla destra di governo. Dario Carotenuto, deputato del M5s, supera Schlein nelle dichiarazioni folli: «Il mandante morale dell'attentato contro Ranucci è il governo». Sandro Ruotolo, responsabile nazionale comunicazione del Pd, si rivolge al governo Meloni: «La solidarietà va benissimo. Ma per lo meno ritirate le querele temerarie, smettete di delegittimare i giornalisti. La libertà di stampa o è di tutti o non è». Chi, dall'estero, si imbatte in quei giorni nei commenti di Schlein e del Ms5, pensa che l'Italia fosse diventato il Venezuela di Maduro. Nove mesi dopo arriva il conto per Schlein e company.

L'indagine della Procura di Roma sulla bomba contro Ranucci esclude una regia politica del governo di centrodestra e getta inquietanti interrogativi sul rapporto tra Valter Lavitola, considerato dai giudici il mandate dell'attentato, e Ranucci, assiduo frequentatore del ristorante di Lavitola. Fratelli d'Italia si toglie tutti i sassolini dalle scarpe: «Dopo pochi giorni dall'attentato a Sigfrido Ranucci, Elly Schlein si è recata all'estero a gettare ombre sul governo italiano, additandolo come responsabile. Segretaria, aspettiamo ancora le sue scuse», scrive sui social il partito della premier.

FdI rilancia poi su X una card con una frase pronunciata dalla leader del Pd: «La democrazia e la libertà di espressione sono a rischio quando l'estrema destra è al governo». Parole che il partito definisce «vergognose» e che, aggiunge «resteranno impresse nella memoria della nazione».

Il post viene rilanciato dal presidente del Senato Ignazio La Russa (in foto) che aggiunge: «Che imbarazzo». Il partito della premier batte forte su un tasto: la chiarezza.

«Report va in vacanza. Ci auguriamo che la redazione di Sigfrido Ranucci approfitti della pausa estiva per fare chiarezza sull'amicizia tra il conduttore e Lavitola», rincara Fratelli d'Italia in un post sui social, in cui viene ripreso il post della trasmissione dello scorso 5 luglio che dava appuntamento a tutte le domeniche per le repliche di Report, con la scritta «Report non va in vacanza». Ora è molto difficile trovare qualcuno nel Pd che si alzi in piedi in difesa di Ranucci.

Da Elly Schlein non sono arrivate le scuse. E nemmeno la difesa di Ranucci. Il capogruppo al Senato Francesco Boccia butta la palla in tribuna: «La Russa faccia rispettare le regole e non si strumentalizzi Schlein». Dal fronte grillino la presidente della vigilanza Rai Barbara Floridia attacca i vertici Rai: «Grave la scelta di sospendere le repliche di Report». Nel centrodestra cresce il pressing. La Lega si unisce alla richiesta di Fdi: «Giusto così.

Dopo gli inquietanti sviluppi dell'inchiesta che riguarda il signor Ranucci, e in attesa che venga fatta piena luce su una vicenda sempre più opaca, è doveroso tutelare la credibilità del servizio pubblico, pagato dai cittadini italiani».

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