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I ragazzi di destra protestano contro l’occupazione dell’Università di Torino, ma vengono zittiti dai docenti

I rappresentati del Fuan hanno organizzato una protesta anti-occupazione durante il Consiglio di Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università

Vagine coi denti, tansfemminismo, scioperi: l'8 marzo ostaggio dell'ideologia rossa

I rappresentati del Fuan, ieri mattina, hanno organizzato una protesta anti-occupazione durante il Consiglio di Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino che ha provocato dure reazioni sia nel mondo politico che in quello universitario.

I rappresentanti del Fuan, dopo aver interrotto la seduta per leggere i messaggi allegati alla raccolta firme anti-occupazione, lanciata dopo che a inizio settimana un centinaio di antagonisti di sinistra “ha occupato il Campus Luigi Einaudi con la complicità della Direttrice del Cle Anna Mastromarino, già candidata del Pd a sostegno del sindaco Lo Russo”, si legge in una nota. “Al Campus Einaudi studiano oltre 17mila studenti, mentre ad occupare sono poco più di un centinaio di membri dei collettivi, come riportato dalla totalità dei media che hanno raccontato l’occupazione”, ricordano i giovani del Fuan che, poi, si chiedono: “A Giurisprudenza i collettivi non hanno eletto neanche un rappresentante, come si può non riconoscere che si tratti di un’infima minoranza senza rappresentatività che viola il diritto di migliaia di studenti?. I rappresentanti del Fuan hanno, quindi, chiesto le dimissioni di Mastromarino, “colpevole di complicità con i membri di Askatasuna che hanno occupato il Campus”. Ma non solo. “La sua decisione di chiudere i cancelli è un’interruzione di pubblico servizio e una violazione quotidiana del diritto allo studio che ricade sulla testa di migliaia di studenti che dovrebbe invece tutelare”, concludono i rappresentanti del Fuan che sono stati cacciati poco dopo aver intrapreso la loro azione di protesta.

Durissima la reazione della deputata Augusta Montaruli, vice Capogruppo di FdI alla Camera, che ha commentato: “Quanto accaduto oggi durante il Consiglio di Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino dimostra chiaramente il tentativo di alcuni docenti di estrema sinistra e dei collettivi legati ad Askatasuna di piegare alle proprie logiche politiche la vita universitaria, tenendo in ostaggio le migliaia di studenti del Campus Luigi Einaudi”. E ancora: “Dopo aver visto scortare ragazzi che andavano ad aggredire la polizia oggi vediamo docenti che tentano di cacciare da un organo elettivo gli studenti rappresentanti solo perché contrari all’occupazione e perché certamente non di sinistra”. Montaruli ha, quindi, espresso il suo sostegno ai rappresentanti del FUAN, che “hanno avuto il coraggio di portare a galla la verità dimostrando che il re è nudo”. Secondo la deputata di FdI, “chi occupa l’università e impedisce agli altri studenti di esercitare il proprio diritto allo studio non può nascondersi dietro la parola ‘studenti’ né pretendere di parlare a nome di tutti”. Montaruli considera “ancor più grave che queste iniziative possano contare sulla sponda di docenti che si sono candidati nelle liste del PD a sostegno del sindaco Lo Russo, o che si ritrovano in prima fila nelle manifestazioni sfociate in scontri con le forze dell’ordine”. Montaruli non ha dubbi: “L’università deve tornare a essere un luogo di studio, confronto e libertà, non il terreno di conquista di chi vuole imporre la propria agenda politica a discapito di migliaia di studenti e non può essere invece un feudo gestito da baronetti protettori delle molotov e silenziatori di chi è eletto democraticamente”.

Anche Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, è intervenuto per denunciare quanto avvenuto a Torino, “un fatto grave” che “mette in discussione i principi di pluralismo e libertà che dovrebbero caratterizzare ogni ateneo”. Secondo Bignami, “è inaccettabile che rappresentanti degli studenti, eletti democraticamente, vengano messi sotto pressione o si tenti di estrometterli perché esprimono posizioni contrarie all’occupazione del Campus Luigi Einaudi”. Bignami, poi ha aggiunto: “La rappresentanza studentesca non può valere soltanto quando dà voce a chi occupa e condivide una determinata visione politica”. E, infine, ha detto: “L’università non appartiene ai collettivi né a chi pretende di trasformarla in una roccaforte ideologica con la violenza e la sopraffazione”. Maurizio Marrone, vicepresidente della Regione Piemonte ed esponente di Fratelli d’Italia, infine, si è chiesto “se la Rettrice abbia realizzato o meno che, se a imporre la sospensione forzata della didattica non sono studenti in protesta bensì docenti al di fuori di uno sciopero dichiarato e disciplinato, ci possiamo trovare di fronte al reato di interruzione di pubblico servizio. Gliene chiederò conto, anche nell’interesse dei tanti studenti che stanno protestando contro l’occupazione e per il diritto a studiare”.

Oggi, il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, in una nota, ha replicato agli esponenti di Fratelli d’Italia precisando che i “consigli sono sempre stati e sempre saranno un luogo di confronto aperto a tutte le opinioni” e ha stigmatizzato “tanto le ripetute violazioni, sia di regole di funzionamento dell’organo, sia di norme di legge, anche penale, verificatesi nel corso della seduta, quanto le conseguenti, imprecise dichiarazioni politiche”.

Il Dipartimento, di Giurisprudenza, nella persona della direttrice, ha accusato Bignami, Montaruli e Morrone di aver riportato erroneamente i fatti e i rappresentanti del gruppo studentesco Fuan che “pur avendo diritto di partecipazione e intervento, in quanto componenti del Consiglio stesso” hanno ritardato lo svolgimento del Consiglio, “prendendo la parola con l’impiego di un megafono, per rendere dichiarazioni contro l’occupazione in corso”. Il dipartimento di Giurisprudenza ha precisato, inoltre, che “ristabilito l’ordine e precisato che alla discussione sul tema sarebbe stata dedicata l’ultima parte della seduta, si è proceduto alle necessarie deliberazioni, al termine delle quali, coloro che hanno chiesto la parola l’hanno ottenuta e tra questi anche i suddetti rappresentanti Fuan”. Infine, il dipartimento ha accusato un portavoce del gruppo di aver registrato la seduta che si stava tenendo a porte chiuse, “fatto che ha reso necessario intimare l’immediata cessazione della ripresa e l’invito a evitare ulteriori violazioni delle regole di svolgimento del Consiglio”. Il dipartimento si è, quindi, difeso sostenendo che il video “non rappresenta fedelmente la discussione avvenuta, ma soltanto un momento, parziale e decontestualizzato della medesima, è stato immediatamente e, ancora una volta, illegittimamente pubblicato su canali social e richiamato nei suddetti lanci di agenzia”. Peccato che le immagini parlino da sole...

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