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I vecchi conti con la borghesia amica dei terroristi

Vittima dei salotti amici degli eversori

Così i servi del terrore uccisero Calabresi, servitore dello Stato

Dunque, il collega Mario Calabresi, già direttore della Stampa e di Repubblica, sta meditando di entrare in politica, candidandosi come sindaco della sua Milano, come successore di Sala. Non lo ha detto esplicitamente, ma quasi. «Ci sto pensando» è finora la sua risposta a chi gli chiede se è vero. E aggiunge che sono sempre più numerosi i cittadini che lo voterebbero. Tutto bene, Calabresi è un uomo colto e intelligente, è un buon giornalista e un buon giornalista può farse qualsiasi altro mestiere, anche il sindaco. Ma benché Calabresi ne abbia le tasche piene, resta il fatto che lui porta un nome importante, non solo di ottimo direttore, ma di figlio del commissario Luigi Calabresi (foto) che fu assassinato il 17 maggio ’72, dal gruppo di Lotta continua. Quella tragedia, nell’anno d’inizio del terrorismo omicida di sinistra con le Brigate Rosse e Prima linea (all’estrema destra i Nar) si trascinò come evento giudiziario e politico, diventò una tragedia della sinistra intera, non soltanto quella terrorista. Furono condannati per quel delitto Ovidio Bompressi come esecutore, Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani come mandanti, tutti condannati perché il quarto uomo, Leonardo Marino vuotò il sacco. Poiché c’era Adriano Sofri di mezzo ne venne fuori un tormentone non tanto nel mondo dell’eversione, ma in quello degli intellettuali. Mario Calabresi non era più il bambino che avevamo visto quando suo padre morì: era un uomo e si può ben capire come, al fardello dell’uccisione del padre, se ne fosse aggiunto un altro: quello dell’eterno ruolo del «figlio della vittima». Non occorre essere dei geni per immaginare quanto Mario e i suoi fratelli fossero stanchi di essere trattati come simboli anziché persone e per di più usati dalla destra contro la sinistra. Mario Calabresi è cresciuto con idee di sinistra e si è spasso ribellato contro l’uso opportunista della sua vita. Naturalmente tutti rispondono che gli anni del terrorismo sono una pagina chiusa e che «ben altri» sono i problemi e le priorità. Tutto vero. Ma proviamo a sottoporre questa certezza a una prova da stress. Come? Ricordando come la sinistra che sparava e uccideva mezzo secolo fa, fosse largamente integrata con le zone più buie dell’alta borghesia. Quell’alta borghesia milanese che, ai tempi delle esecuzioni con colpo alla nuca, adorava ospitare nei propri salotti brigatisti rossi e altri loro simili. Era il complesso di Che Guevara, parente della sindrome di Stoccolma, che fece assassinare nel 1980 Walter Tobagi del Corriere della Sera, la cui condanna a morte non venne certo dalle fabbriche. E non è più vero quel che diceva Karl Marx (e che tutti ripetiamo a pappagallo) e cioè che la Storia non si ripete se non in forma di farsa. Purtroppo, si ripete eccome. E non c’è niente da ridere. È da un secolo e mezzo che la sinistra non riesce a conquistare il governo eternamente ricattata dagli eversori. Ma qui siamo nel campo minato delle necessità politiche: il Pd non batte chiodo se non si accolla il circo equestre degli intransigenti che proteggono gli eversori e gli uni hanno bisogno degli atri. Oggi gli eversori si moltiplicano e purtroppo il Pd non può fare a meno dei voti di chi in Parlamento li protegge. Calabresi non c’entra niente, ma al tempo stesso siamo anche sicuri che conosca bene la storia. Occhio: quell’antica stagione dimenticata si riaffaccia. E il Pd non ha molto più da opporre, se non gli occhioni sbalorditi di Schlein.

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